Perché la sinistra Pd apprezza le giravolte di Grillo

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ANSA/ETTORE FERRARI

Preoccupante che i custodi della coerenza e del dibattito plaudano alla “svolta europeista” del M5S

Prima la svolta “garantista” – un avviso di garanzia non comporta espulsione – e poi il blitz “europeista” hanno meritato una certa benevolenza da parte della sinistra Pd. C’è da chiedersi perché, dato che entrambe le “svolte” grilline, soprattutto la seconda, hanno suscitato ondate di riprovazione per il modo in cui sono avvenute. senza dibattito, senza trasparenza, con sfacciata disinvoltura e spericolata fretta.

Speranza, nel suo tweet, ricorre a uno stilema classico: staccarsi dalla destra è cosa buona in sé. Giusto, giustissimo. Purché questo sia il frutto di una scelta politica, meditata, discussa e magari condita da una qualche autocritica per la scelta precedente. Tutte cose di cui nella odierna mossa grillesca non v’è traccia, così come non c’era nulla di serio, per come (non) è stata motivato, nel passaggio da una posizione manettara a una più “costituzionale” – l’avviso di garanzia non è una sentenza.

Ora, viene da domandarsi se non sia strano che proprio la componente più legata ai sani crismi della discussione e alle più inossidabili coerenze plauda a un simile modo di fare politica. Ma a pensarci bene, no, non è tanto strano.

Non è strano, perché dal giorno dopo la “non vittoria” del 2013 Bersani individuò nel M5S il compagno di strada per quel “governo del cambiamento” che non vide mai la luce, e lo fece non solo sulla base di un puro calcolo parlamentare (servivano i voti grillini) ma anche perché l’allora leader del Pd riteneva che in fondo lì dentro c’era qualcosa “di nostro” da recuperare, e comunque un’ansia di rinnovamento che poteva ben saldarsi con il suo Pd.

I fatti sono andati da un’altra parte. E’ emersa chiara in questi lunghi mesi la natura anti-istituzionale e latentemente eversiva del M5S. Tanto che lo stesso Bersani, di recente, ha teorizzato che “il M5S  è di centro” e con il centro (insegnano i classici) bisogna allearsi. Poco importava che Grillo fosse contro l’euro, poco importava che si accordasse con Farage, poco importava che le sue prove di governo (Raggi) fossero disastrose, poco importava che si stagliasse una forza con un profilo di destra.

E allo stesso modo poco importa, in questo ragionare politicista, se oggi il comico di Genova molla gli antieuropeisti per gli ultraeuropeisti, così, in una notte.

Molto importa, invece, a Bersani e Speranza, che il nemico del mio nemico sia mio amico, detta con frase fatta. Cioè che si dimostri ancora una volta benevolenza verso l’avversario numero uno di Matteo Renzi, magari con il recondito pensiero di interloquire-allearsi con i grillini per chiudere per sempre la strada al segretario del Pd: e in uno schema proporzionalista, verrebbe più facile.

Calcoli, ancora calcoli e solo calcoli. Il che sarebbe davvero preoccupante, se fosse così.

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