Perché la Costituzione va aggiornata

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Un libro aiuta a prepararsi consapevolmente al referendum costituzionale, facendo ordine anche negli aspetti più tecnici

Guido Crainz e Carlo Fusaro, uno storico e un costituzionalista, hanno scritto a quattro mani per Donzelli un agile volumetto Aggiornare la Costituzione. Storia e ragioni di una riforma, con una sintetica nota dell’editore che lo introduce. Il libro aiuta a prepararsi consapevolmente al referendum costituzionale, inserendo anche i necessari aspetti tecnici in una chiave interpretativa più generale. Crainz segnala come l’accordo per pilotare l’Italia dalla Monarchia alla Repubblica e a una nuova Costituzione abbia avuto caratteri miracolosi, non scontati, grazie alla capacità di guida delle elite politiche di allora anche rispetto alle rispettive basi elettorali ancora impregnate di modelli autoritari confessionali (la Chiesa preconciliare) o del mito della rottura rivoluzionaria (l’area della sinistra). Mentre però l’intesa sulla Prima parte fu alta e si radicò progressivamente nel Paese (tanto che a sinistra la “democrazia sostanziale”fu riconvertita da evocazione della trasformazione socialista ad attuazione dei principi della Costituzione) la Seconda Parte “fu fortemente influenzata dai rischi incombenti, dalle incognite e dalle paure di allora”. Qui Crainz ha gioco facile nel riportare ampie citazioni, spesso rimosse, di autorevoli costituenti ben consapevoli di questo scarto interno nella nostra Carta e nel segnalare altresì tutti i tentativi falliti nei decenni seguenti, tranne alcune revisioni puntuali.

Aggiornare la CostituzioneIl senso della riforma odierna consiste in sostanza per Crainz nel completare il lavoro che allora, nonostante i caratteri miracolosi di quell’intesa e del suo radicamento, fu necessariamente contraddittorio. A tal punto che, come ricorda lo storico, si decise di non applicare mai il bicameralismo parzialmente differenziato votato il 22 dicembre 1947, quando l’Assemblea aveva approvato un testo che prevedeva una Camera di cinque anni e un Senato di sei (differenza neutralizzata con gli scioglimenti anticipati del Senato del 1953 e del 1958 e poi con la riforma costituzionale del 1963) e ci si attendeva per il mese successivo, per il gennaio 1948, nel seguito dei lavori, l’approvazione di una legge elettorale del Senato di tipo uninominale sulla base dell’ordine del giorno Nitti votato qualche settimana prima (e che venne poi eluso dalla legge proporzionale approvata). A partire dalla cornice di Crainz il costituzionalista Fusaro si assume il compito di spiegare puntualmente la riforma, non rinunciando però a sua volta a qualche passaggio di raccordo, come quando segnala che il relatore alla Costituente Meuccio Ruini aveva valorizzato la procedura dell’articolo 138 perché in grado di non irrigidire troppo il testo quando fossero maturate le condizioni per revisioni o quando rileva che il primo comitato di studio sulla riforma del Senato fosse stato insediato proprio nel 1948.

Avvicinandoci ai nostri giorni Fusaro spiega e ben dimostra come il testo Renzi-Boschi non sia in realtà sbucato all’improvviso dai cassetti dell’attuale esecutivo ma sia stato “un tentativo di tradurre in articolato le conclusioni della Commissione Quagliariello” istituita durante il governo Letta, nonostante alcune recenti ricostruzioni in sede politica per finalità di battaglia contingente tendano a sminuire questa indubbia continuità. Un testo poi ampiamente emendato nei primi tre passaggi parlamentari (sui sei complessivi) di cui Fusaro presenta numeri e date, segnalando peraltro il consenso convinto di Forza Italia nei primi passaggi fino all’elezione di Mattarella al Quirinale. Sono presentati non solo i vari aspetti del testo, ma anche i principali adempimenti successivi per mandare integralmente a regime la riforma e il rapporto con la legge elettorale per la Camera, che pur non forma oggetto del referendum, ma che appare rispondente all’intervento già operato dalla Corte sulla legge Calderoli, dove si era richiesta una soglia per il premio ed il superamento delle lunghe liste bloccate.

Più leggi elettorali sono astrattamente compatibili col testo della Costituzione, ma nei confronti di quella già vigente sembrano spesso riproporsi argomenti afflitti secondo Fusaro dalla malattia del “complesso del tiranno”, come se la vita politica, in presenza di un vincitore certo, dovesse concludersi fatalmente con un’egemonia irreversibile di quello specifico vincente e dovessero venir meno le garanzie che limitano il potere politico, che invece restano o che sono addirittura rafforzate (dall’iniziativa legislativa popolare, al referendum, allo stesso controllo delle leggi elettorali su richiesta di minoranze parlamentari). Fusaro risponde poi puntualmente anche alle principali critiche dei contrari alla riforma. In ultima analisi segnala che, al di là delle specifiche scelte tecniche, che dipendono dal contesto nazionale, “non una delle modifiche di quelle di cui si è parlato ci allontana (e anzi generalmente tutte ci avvicinano) alle esperienze costituzionali dei paesi coi quali è ragionevole raffrontarsi”e che ciò tende a realizzare “in prospettiva un sistema politico e istituzionale (un po’) più credibile”.

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