Perchè la concorrenza traina crescita e occupazione

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La Direzione Studi del Garante pubblica i dati sulla promozione della concorrenza: recepite dal Governo una segnalazione su due

Sorpresa: non è vero che i suggerimenti dell’Antitrust finiscono nel cestino.

Lo dicono i numeri e non chi scrive, che peraltro è di parte. E’ quanto emerge da un lavoro di analisi effettuato dalla Direzione Studi del Garante e inerente tutti gli atti di advocacy, ovvero di promozione della concorrenza, effettuati presso istituzioni e enti territoriali.

In concreto, negli ultimi tre anni, il tasso di successo e di adesione a pareri e segnalazioni è aumentato al 56% ed è invece del 73% l’esito positivo delle impugnative di atti amministrativi di ogni genere promosse dall’Agcm attraverso la Presidenza del Consiglio davanti alla Corte Costituzionale.

Sono dati inediti pubblicati per la prima volta e che hanno fatto dire al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti: ‘’l’Antitrust svolge un ruolo importante nel promuovere la concorrenza e indicando al governo i settori in cui intervenire. E’ del tutto normale quindi che ci faccia le pulci”.

Molti studi in effetti hanno evidenziato l’impatto positivo della concorrenza sulla crescita e l’occupazione. Ma veniamo alle cifre che valgono più di mille parole e sono raccolte in quattro categorie: segnalazioni a Parlamento e governo, pareri su atti legislativi in itinere, azioni in giudizio contro atti anti-concorrenziali, impugnazioni di atti amministrativi davanti alla Corte Costituzionale. Ecco i dati sintetici.

Esito complessivo attività di advocacy (2013-2014)
Rispetto ai 185 interventi Antitrust di promozione della concorrenza attraverso pareri e segnalazioni, 103 hanno avuto esito positivo (85 esito positivo e 18 parzialmente positivo) e 64 esito negativo; si sono poi registrati 19 casi non valutabili: in percentuale gli esiti positivi sono stati 56% (46% positivi e 10% parzialmente positivi), gli esiti negativi 34%, i casi non valutabili il 10%. Il risultato registrato è assai più soddisfacente di quelli emersi dalle rilevazioni effettuate negli anni passati, in analisi svolte a fini interni, che avevano fatto registrare tassi di successo pari al 32% per il 2007, al 31% per il2008 e al 16% per il 2009. Il maggior numero di interventi ha riguardato i “servizi vari”, con il 22%, seguito da “energia e ambiente” “trasporti”, rispettivamente con il 14% e il 15%, e da “distribuzione commerciale” con il 9%, che possono, da questo punto di vista, considerarsi trainanti.

Esito segnalazioni adottate ai sensi dell’art. 21 della legge Antitrust (Potere di segnalazione al Parlamento ed al Governo)

Relativamente agli interventi ai sensi dell’art. 21, il risultato evidenzia una  percentuale di ottemperanza pari al 38% (27% positivi e 11%  parzialmente positivi), a fronte di un 60% di esiti negativi e un 2% di non
valutabili.

Esito pareri ai sensi dell’art. 22 della legge Antitrust (Attività consultiva su iniziative legislative o regolamentari)
Per quanto riguarda gli interventi ai sensi dell’art. 22, il dato dimostra risultati  più soddisfacenti: si rileva, infatti, un tasso di successo del 66% (49% esiti  positivi, 17% parzialmente positivi), a fronte di un 14% di esiti negativi e un
20% di non valutabili.

Esito pareri adottati ai sensi dell’art. 21 bis della Legge Antitrust  (e’ la legittimazione ad agire in giudizio contro gli atti amministrativi generali, i regolamenti ed i provvedimenti di qualsiasi amministrazione pubblica che violino le norme a tutela della concorrenza e del mercato)
Dall’introduzione di questi recenti poteri, avvenuta nel 2011, ad oggi, l’Antitrust ha adottato 62 pareri. I settori maggiormente interessati sono stati quelli dei trasporti (17), servizi vari (8), grande distribuzione (7), assicurazione (7), servizi finanziari (5). Per quanto riguarda le amministrazioni destinatarie, la maggior parte sono costituite dagli enti locali (47 pareri) rispetto a quelle centrali (15). In 5 casi (su 15) l’amministrazione centrale ha ottemperato; un tasso di successo maggiore si riscontra da parte delle amministrazioni locali che si sono adeguate in 24 casi (su47), dunque in quasi il 50% dei casi.

Esito pareri ai sensi dell’art. 22 della legge Antitrust alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
E’ il caso di cui parlava De Vincenti. Dal 2012 ad ottobre 2015, il Garante del Mercato ha ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri 244 richieste di parere su leggi regionali, in relazione alle quali in 39 occasioni ha ritenuto di segnalare una violazione dei principi di concorrenza. Più in particolare, dei 39 casi in cui l’Antitrust ha ravvisato nella norma regionale profili restrittivi della concorrenza, in 23 (pari al 59% del totale) Palazzo Chigi ha dato seguito al parere dell’Autorità e ha coerentemente proposto l’impugnativa; di questi, 15 casi sono giunti a definizione davanti alla Corte ed hanno avuto il seguente esito: in 11 casi la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme; in 3 casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; 1 caso è stato rigettato per erroneità del presupposto interpretativo.
Agli 11 casi di esito positivo dovuti alla intervenuta sentenza della Consulta, devono aggiungersi – scrivono i tecnici di Piazza Verdi – altri 2 casi in cui il successo è stato conseguente alla modifica della norma regionale successivamente al parere espresso dall’Antitrust. Il tasso di successo dei pareri resi dall’Autorità davanti alla Corte risulta pari quindi pari al 73%. 

Che morale trarre da tutti questi numeri? Quando ci saranno meno segnalazioni, l’Italia avrà fatto passi avanti nelle liberalizzazioni e nel tasso di competitività.

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