Perché il mercato digitale sta diventando “il” mercato

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I problemi dell e commerce e gli interrogativi sulle posizioni dominanti

Almeno duecentocinquanta milioni di europei acquistano su internet. Una cifra enorme che spiega anche perché la deflazione continua ad imperare nell’Unione Europea vista la disintermediazione dei costi.

La cifra, che corrisponde alla metà degli abitanti complessivi dell’Unione, l’ha fornita la stessa Commissione Europea, che, a seguito di un’indagine settoriale sul commercio elettronico, ha elaborato una relazione preliminare in cui conferma il boom del digital market ma anche quello che si deve fare per evitare ostacolialla concorrenza.

Le cifre che escono fuori sono molto interessanti e andranno monitorate in futuro con grande attenzione se è vero che in Europa già dagli anni della crisi l’economia digitale è cresciuta il doppio di quella tradizionale.

Nel corso dell’indagine, la Commissione ha raccolto i dati di circa 1.800 imprese che effettuano il commercio elettronico di beni di consumo e di contenuti digitali e ha esaminato circa 8.000 contratti di distribuzione. Il dossier ha messo così in evidenza le pratiche commerciali che possono sollevare problemi a Bruxelles sotto ilprofilo antitrust in materia di pratiche commerciali restrittive e di abuso di posizione dominante.

Nel 2015 oltre la metà dei cittadini adulti dell’Ue ha infatti ordinato beni o servizi online e in alcuni Stati membri il numero sale a più di otto su dieci.

Ampliando le scelte dei consumatori e la loro capacità di trovare le offerte migliori, il commercio elettronico è evidentemente uno stimolo alla trasparenza e alla concorrenza sui prezzi. Ma la trasparenza – ha ricordato la Commissione – vale anche sul versante dell’offerta: oltre la metà dei venditori al dettaglio segue i prezzi dei concorrenti e la grande maggioranza reagisce alle loro variazioni di prezzo. Questo rende dinamico il settore.

Il lavoro passato anche per gli uffici della commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha individuato anche alcune pratiche commerciali dei produttori nei confronti dei venditori al dettaglio che possono però limitare la concorrenza online.

Eccone alcune: oltre due venditori al dettaglio su cinque ricevono dai produttori una qualche forma di raccomandazione o di restrizione  sui prezzi; circa uno su cinque è soggetto a restrizioni contrattuali per la vendita sulle piazze online; circa uno su dieci è soggetto a restrizioni contrattuali per l'offerta di siti di comparazione dei prezzi; oltre uno su dieci riferisce che i suoi fornitori impongono restrizioni contrattuali alle vendite transfrontaliere.

Questi tipi di restrizioni contrattuali delle vendite secondo Bruxelles ‘’possono, in determinate circostanze, ostacolare gli acquisti transfrontalieri e gli acquisti online e, in pratica, danneggiare i consumatori, impedendo loro di beneficiare di una scelta più ampia e di prezzi più bassi nel commercio elettronico’’.

La relazione finale della Commissione, dopo una consultazione pubblica, sarà pronta a inizio 2017.

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