Perché il M5S umilia i tirocinanti giudiziari?

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Una veduta esterna del Palazzo di Giustizia di Napoli, 10 aprile 2015. ANSA/CESARE ABBATE

Al Senato respinto un emendamento che avrebbe premiato il merito e accelerato le pratiche negli uffici. Ma per il grillino Crimi sono tutti raccomandati…

Non è un mistero che una delle cause del malfunzionamento della macchina giudiziaria sia la perenne carenza di organico degli uffici. Al problema si fa fronte mediante la nomina dei cosiddetti “magistrati onorari”, per lo più avvocati che svolgono anche funzioni di giudici e pubblici ministeri, portando avanti una parte dei processi dei magistrati togati di riferimento.

Negli ultimi giorni è stato discusso in Senato un disegno di legge sulla riforma della magistratura onoraria. Chi ha dimestichezza con i tribunali sa che alcuni tra i giudici onorari sono preparati altri molto meno, segno che il meccanismo di nomina ora in uso non è infallibile. Il senatore del Pd Cucca, anche nel tentativo di perfezionare il sistema di selezione e la qualità della magistratura onoraria, aveva presentato un emendamento che riconosceva preferenza assoluta, rispetto ad altre figure (notai, avvocati, dottori di ricerca) ai tirocinanti degli uffici giudiziari. Si tratta di giovani laureati (con voto minimo di 105/110 o aventi una media alta nelle materie fondamentali nella formazione del giurista e di 30 anni d’età al massimo), che svolgono per 18 mesi un tirocinio formativo, non retribuito e senza rimborsi spese, presso gli uffici giudiziari; operano in affiancamento ad un magistrato professionale, acquisendo dunque un’esperienza lavorativa specifica, esattamente quella richiesta ai giudici onorari.

L’emendamento in questione, tuttavia, è stato ritirato a causa della strenua opposizione di Forza Italia, Movimento 5 Stelle, gruppo Misto e Ala.

Sono state sollevate diverse obiezioni, tanto numerose quanto false. Si è parlato di selezioni poco trasparenti, mentre, in realtà, la maggior parte dei tribunali e delle procure pubblica annualmente dei bandi con relative graduatorie finali; il senatore Nitto Palma ha ricordato che il Senato si era già opposto a meccanismi di favore per i tirocinanti, negando loro anche l’abilitazione ai fini dell’accesso al concorso in magistratura, dimenticando però che un anno dopo quell’emendamento è stato approvato.

Ma l’argomentazione più sconcertante è del senatore Crimi, che è così preso a battagliare per la legalità delle istituzioni, da non accorgersi quando una selezione nel settore pubblico avviene sulla base di criteri meritocratici, tanto che i magistrati sono assolutamente entusiasti dell’introduzione di questa figura (si veda, ad esempio, l’articolo a firma di Marco Ciccarelli). Crimi ha infatti sostenuto che dare preferenza a laureati competenti, che per un lungo periodo di tempo hanno non solo partecipato attivamente alle udienze e alle camere di consiglio, ma anche redatto sentenze, ordinanze e provvedimenti di altro genere e che siano stati positivamente valutati dal proprio magistrato formatore “significherebbe veramente creare un canale privilegiato in cui – diciamocelo chiaramente – figli e parenti di magistrati ce li ritroveremmo magistrati onorari”. Che in Italia, anche per lavorare gratuitamente e senza alcun rimborso spese (le famose borse di studio stanziate a tal fine sono ancora avvolte da una coltre di mistero) sia necessaria la “spintarella” è davvero una novità.

Certo, è imprescindibile una regolamentazione generale dei tirocini, al fine di renderne omogenee condizioni, orari, compiti assegnati e provvedimenti da redigere, ma umiliare i tirocinanti, ai quali si deve anche il funzionamento più spedito dei tribunali, definendoli una banda di “figli e amici di” è semplicemente un’opera di mistificazione delle opposizioni, impegnate forse a tutelare, più che giovani laureati in giurisprudenza, l’unica vera casta che esce vincitrice dal ritiro dell’emendamento: quella degli avvocati.

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