Perché i moderati dovrebbero votare Sì

Referendum
Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

La mia opinione è che invitando a votare No alla riforma, il centrodestra tradisca per l’ennesima volta i propri elettori

Ci sono tante ragioni per cui i moderati italiani – intendo riferirmi ai milioni di elettori liberali e riformatori che in questi anni hanno votato per il cosiddetto centrodestra – dovrebbero votare per il Sì al referendum costituzionale, a cominciare da un più giusto equilibrio fra il potere del governo e quello del Parlamento. Nei Paesi con una democrazia solida e funzionante, questo equilibrio consente ai governi eletti di realizzare il proprio programma di governo e ai Parlamenti il compito altrettanto importante di controllare l’operato dell’esecutivo.

Tutti – salvo il M5S – ammettono che in Italia questo rapporto è squilibrato a favore del potere delle assemblee parlamentari e sono più di trent’anni che il Parlamento, su iniziativa di governi di destra e di sinistra, tenta di riformare la Costituzione. A dire la verità il centrodestra approvò una riforma della Costituzione che attribuiva maggiori poteri anche all’esecutivo, ma che, sottoposta al referendum, venne bocciata.

Ora, lo stesso centrodestra, si pronuncia contro una riforma che prevede molte delle richieste che aveva avanzato negli ultimi vent’anni, a partire da quello più importante, il superamento del bicameralismo, e il cambiamento della riforma del titolo V della Costituzione, a suo tempo duramente osteggiata dal centro destra. La mia opinione è che invitando a votare No alla riforma, il centrodestra tradisca per l’ennesima volta i propri elettori: prima si è dimostrato incapace di portare a compimento i propri progetti di riforma, poi dice No a una riforma simile a quella che ha proclamato e rivendicato per decenni oltre che votato in Senato.

Gli elettori di centrodestra dovrebbero giudicare questo comportamento come un vero e proprio tradimento, oltre che una totale mancanza di serietà e di coerenza. Evidentemente in Italia ciò che prevale sempre è l’obiettivo di delegittimare, attaccare e distruggere chi è stato eletto a governare. L’obiettivo non è quello di discutere nel merito di una riforma, ma quello di indebolire e mettere in crisi il governo in carica e il leader che lo guida. E tanto più il leader in questione è forte e capace di dare davvero una svolta a questo paese rompendo i gangli di un sistema politico marcio e fallimentare, tanto più viene attaccato duramente, scorrettamente. È ciò che sta accadendo oggi a Renzi.

Insomma l’obiettivo è quello di farlo politicamente fuori, anche se questo lascerà solo macerie. Gli italiani non hanno nulla da guadagnare da questo gioco al massacro reciproco e permanente, soprattutto oggi nel pieno di una crisi economica che ancora metterà a dura prova. Oggi l’Italia non può permettersi di perdere questa occasione. Altrimenti, diventare un Paese moderno ed efficiente, sarà sempre più un miraggio.

E con un’eventuale vittoria del No è probabile che seguirà un governo di larga coalizione e la rinascita del proporzionale: la pietra tombale a tutti i progetti di cambiamento e di rinnovamento delle istituzioni. Oltre a ciò, il mondo, politico ed economico, ci guarda in attesa di capire se gli italiani sono diventati maturi oppure se sono ricaduti nelle sabbie mobili del passato. Per queste ragioni, sono convinta, e mi batterò per questo, che l’elettorato liberale e riformatore abbia un’estrema occasione per non far naufragare i propri ideali e i propri intere ssi.

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