Perché Bruxelles fa persino più paura di Parigi

Terrorismo
bru

Siamo davanti a una strategia di assalto alla democrazia europea

Sembra incredibile che nella città forse più blindata del mondo, Bruxelles, i terroristi riescano a piazzare ordigni all’aeroporto e in centralissime stazione della metro. Purtroppo da stamattina non è più incredibile. Se ci riescono a Bruxelles, teatro da mesi di una caccia all’uomo metro per metro, figuriamoci cosa possono fare altrove.

Sta qui la grande paura di queste ore. Se il 13 novembre avevamo tutti provato orrore e pietà per la Parigi insanguinata, in questo 22 marzo proviamo soprattutto paura. Mentre si contano i morti di Bruxelles, l’opinione pubblica europea sente salire una paura diversa da quella volta, o dal giorno di Atocha, o della strage di Londra.

Anche perché ci eravamo un po’ illusi che con la cattura di Salah si fosse segnato un bel punto a favore. Pochi giorni dopo, ecco la reazione. Terribile. Le nostre capitali europee come colabrodi in cui questa gente si fa saltare in aria e piazza bombe con troppa facilità. Non sono (solo) dei disperati, o degli esaltati: sono soldati-assassini.

Matteo Salvini dice “siamo in guerra” e in bocca a lui la frase è stonata e dà tanto il senso di propaganda. Ma è la stessa frase del socialista Manuel Valls. E allora?

Lucia Annunziata stamane ha detto che “questa è un’operazione militare, c’è dietro una testa militare”.

Difficile darle torto. Fuori dall’emotività, per quanto possibile, siamo giunti al punto in cui bisogna mettere agli atti che non siamo davanti a un moltiplicarsi di episodi ma ad una precisa strategia di assalto alla democrazia europea. Prima lo capiamo meglio è.

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