Perché al referendum voterò un Sì non di parte

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Alcuni membri del comitato del si al referendum consegnano le firme in Cassazione a Roma, 14 luglio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Il referendum non è né di sinistra né di destra, non è di Renzi e non è del PD. Ma semplicemente di ognuno di noi al netto di un confronto necessario a capirne la portata

Prendere per mano la politica e portarla fuori dai confini convenzionali. Di per sé un’impresa difficile ma non impossibile a partire dal referendum costituzionale, con le ragioni di un Sì che riassumono l’essenza di un’impostazione innovativa ma non nuova.

Per un istante, però, occorre pensarsi oltre al proprio perimetro, cercare di uscire dai limiti di un messaggio che può e che deve riguardare tutti. Trovando nei termini “cambiamento”, “rappresentanza” e “semplificazione”, il filo conduttore che unisce necessità differenti a prospettive che alla fine convergono.

Dunque un’idea di paese che non abbia targhette predefinite, che non sia la personificazione di un leader o di un gruppo dirigente per quanto graditi. Ma un passaggio che oltrepassi le fedeltà di una militanza, perché ciò che serve vale per tutti.

Perciò sostengo e sosterremo il Sì senza farne un’espressione parziale, pensando che i contenuti della riforma siano anzitutto il sentire di una necessità più diffusa. Quella di costruire una comunità al suo interno differente ma in grado di cogliere le priorità da affrontare.

Il referendum non è né di sinistra né di destra, non è di Renzi e non è del PD. Ma semplicemente di ognuno di noi al netto di un confronto necessario a capirne la portata, senza scivolare in una deriva di parte che alla fine rilancia una “personalizzazione” che nei fatti non c’è. Almeno se sono chiari gli obiettivi di un mandato che vive sulle riforme e che per le riforme nasce ed agisce, anche sul piano parlamentare.

Ora più che mai va promosso un rapporto nuovo con le persone, superando la vecchiezza di schemi che riducono tutto ad un’appartenenza spesso stanca, in una sorta di fedeltà alla causa senza se e senza ma. Nella speranza che sia il Sì a prevalere come naturale conseguenza di un rinnovamento non più rinviabile, un contributo importante anche alla discussione sul futuro del PD e sulle formule da adottare. Un partito nato per cambiare ed un pezzo importante di un insieme più articolato con l’ambizione di esserne la rappresentanza.

Il rischio di restare al partitismo (e al parlamentarismo) senza contenuti è dietro l’angolo e attraverso una visione più inclusiva che si guardi dall’esterno c’è la possibilità di evitarlo. Dipende anche da noi e dal nostro senso di comunità, che nonostante tutto può vivere nel legame con la gente. Senza pregiudizi.

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