Per Roma, pensiamo in grande

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Delle nostre scaramucce interne i romani se ne fanno ben poco e nel frattempo la città langue. Che città vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?

Fino ad un mese fa Tim, la più grande azienda di telecomunicazioni del paese, avrebbe trasferito la sua sede generale nel complesso delle Torri dell’EUR, edifici pubblici oggi abbandonati e fatiscenti, con un investimento pari a 100 milioni di euro.

La nuova sede avrebbe accolto 5000 persone, riqualificato l’intera aera con uno dei complessi edilizi più all’avanguardia dal punto di vista bioclimatico e avrebbe potuto mettere Roma al centro della strategia aziendale d’investimenti da oltre 5 miliardi di euro.

Non a caso in tutto il mondo le città fanno a gara affinché grandi aziende innovative di questo tipo si trasferiscano sui loro territori: portano nuovi investimenti, salari e consumi. Per non parlare dell’effetto traino per nuove micro-imprese.

Il tutto avrebbe contribuito a creare posti di lavoro per una città che ha il 10.7% di disoccupati (Dati ISTAT 07/16) e tutta la voglia di riscattarsi. Dal 29 luglio scorso per scelta della sindaca Raggi niente di tutto ciò avverrà.

Nel 2008 infatti, sindaco Alemanno, le Torri dell’Eur avrebbero dovuto cambiare la loro destinazione d’uso: da uffici a villette di lusso. Un gruppo edilizio privato avrebbe pagato al Comune 24 milioni di euro per il cambio di destinazione e tutto sarebbe finito lì.

Con la crisi l’operazione si fermò e solo nel 2014 arrivò la proposta TIM, che manteneva però la naturale destinazione d’uso delle Torri: uffici, non alloggi privati. In questo caso la somma che TIM avrebbe dovuto versare al Comune sarebbe stata di 1 e non più di 24 milioni, poiché non c’era nessun cambio d’uso. Lo spiega qui il Prof. Caudo, ex assessore all’Urbanistica.

Ebbene, la sindaca Raggi ha tolto il permesso di riqualificazione a TIM perché, a differenza di quello che dicono le cronache, ha scelto di non prendersi la fatica di spiegare alla sua “base” quello che alcuni giornali o presunti bloggers avrebbero dipinto come “un regalo da 23 milioni di euro alla multinazionale TIM”, quando in realtà non ci sarebbe stato nessun regalo, per i motivi riportati sopra.

Se dovessimo fare un titolo di giornale questo sì dovrebbe essere “Raggi rinuncia a posti di lavoro e investimenti privati”. Che opportunità abbiamo appena perso e continueremo a perdere per colpa della dipendenza mediatica della nostra sindaca? Quelle Torri verranno mai riqualificate?

La nostra città merita di meglio e penso che iniziare a denunciare questo modus operandi della Sindaca sia la prima responsabilità di una vera opposizione.

Mi voglio opporre a questa visione delle cose per la quale Roma contemporanea, la nostra Roma, è destinata ad un inesorabile declino delle sue strutture, del suo fascino e del suo ruolo nel mondo.

E rivolgendomi a chi come me si è battuto affinché non vincesse Raggi, ma un racconto diverso di città, dico: ripartiamo da questa delusa coscienza cittadina per elaborare una nuova Visione di futuro della città da consegnare alla prossima generazione di Romani che verrà.

Ripartiamo da una visione di futuro che entusiasmi nuovamente le migliaia di cittadini che a Giugno non hanno votato il PD e rimetta al centro i bisogni di chi sceglie la Città per vivere e lavorare: dalla qualità negli spostamenti alla prossimità dei servizi, dall’offerta culturale alla sicurezza, dal verde pubblico alla ricchezza delle relazioni interpersonali.

Ripartiamo dal dire che – anche per colpa nostra – Roma è uscita dal dibattito sulle infrastrutture strategiche dello Stato. E mentre Milano in questi anni ha ottenuto finanziamenti per altre due linee di metropolitana, noi non abbiamo ancora terminato l’opera Metro C, pensata addirittura per il Giubileo del 2000.

Ripartiamo dal dire che non ci stiamo al declinismo capitolino e che ci scrolliamo di dosso questa subalternità culturale per la quale le “grandi” capitali europee saranno sempre più grandi e l’Urbe sarà sempre di più il fanalino di coda. Addirittura sul New York Times qualcuno si è iniziato a domandare se Roma fosse ancora la capitale del paese. Tra di noi chi ha reagito?

Ripartiamo dal dire che il PD Roma deve tornare a fare al suo interno formazione su urbanistica, infrastrutture, bilancio, sport e tanto altro ancora. Perché la conoscenza dei problemi di Roma è il primo passo per capire che il nostro non è un destino cinico e baro, ma un pantano dal quale possiamo uscire.

Pensiamo in grande, ripartendo dalle infrastrutture di cui abbiamo bisogno e dalla nuova Urbanistica di cui dobbiamo dotarci, ma facciamolo seriamente.

Delle nostre scaramucce interne i romani se ne fanno ben poco e nel frattempo la città langue. Che città vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?

 

Francesco Carpano

 

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