Per Renzi sarà facile fare meglio di Berlusconi

Tasse
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, durante l'incontro elettorale a Salerno, 23 maggio 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

L’obiettivo è mettere le mani nelle tasche degli italiani per lasciare più soldi non per toglierli

“Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Erano i tempi in cui nei talk show per “appassionati” di politica trovavi sempre Bocchino e Bonaiuti, per citarne due. I temi all’ordine del giorno erano processi e frequentazioni varie del premier di allora. Al Governo c’erano Berlusconi e Tremonti e sembravano inamovibili. Al solo pensarci rabbrividisco, rispetto alla profondità e la rilevanza dei temi che da mesi sono stati imposti all’agenda del paese. Sembrano passati decenni, ma parliamo di non più di quattro anni fa. Dopo venti anni di annunci persisteva ancora il mantra delle tasse, di non aumentarle o addirittura di abbassarle.

Dunque, quando in un discorso di mezza estate del 2015 il premier di ora ha annunciato in pompa magna la sua “rivoluzione copernicana” del fisco, il pensiero associativo con gli annunci berlusconiani è venuto facilissimo. Ma bisogna precisare due elementi che forse sono sfuggiti. Il primo è che Renzi ha annunciato 45 miliardi di taglio delle tasse entro il 2018 davanti all’assemblea nazionale del partito di cui è segretario, il principale partito della sinistra italiana. Il secondo elemento è che questi ha fornito un cronoprogramma, scandendo gli obiettivi per il 2016 (via la tassa sulla prima casa), per il 2017 (riduzione di Ires e Irap, via Imu agricola e imbullonati) e per il 2018 (Irpef alleggerita). Una roba mai vista, non solo nel campo di azione di quello che veniva definito “partito delle tasse”. Avversari politici di destra e interni, giustamente, hanno subito chiesto di chiarire quali coperture garantiranno questo piano quasi-quinquennale.

È venuto in ‘soccorso’ il ministro Padoan, che con vari interventi ha rassicurato che non si tratta di una boutade estiva, facendo intendere che da qui alla presentazione della legge di stabilità in autunno si sarà trovato un buon mix tra ulteriore riduzione della spesa pubblica, strappare più flessibilità sul deficit a Bruxelles e limatura delle scivolose tax expenditures, che permetta la sostenibilità del piano, con l’introduzione di una local tax e la garanzia di non far saltare le casse comunali che si basano soprattutto sulla Tasi in partenza. Ma Padoan ha detto di più, si è lasciato scappare che non capisce proprio quanti da sinistra non vedono la complementarietà tra riduzione delle tasse e lotta all’evasione e che, addirittura, continuano a raccontarle una contro l’altra.

fiscoVSdeficitDi certo c’è che basterà poco per sconfessare chi equipara gli annunci di Renzi a quelli che furono di Berlusconi. È sufficiente fare meglio di B, ossia non molto (vedi grafico, escludendo la parentesi prodiana 2006-2008). La speranza, invece, è che si possa anche dimostrare che mettere le mani nelle tasche degli italiani significa, alleggerendo la pressione fiscale, fare esattamente il contrario di quello finora sperimentato: lasciare loro più denari da spendere. Una rivoluzione copernicana. Di sinistra.

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