Il nuovo nemico pubblico numero uno? Per Barbacetto è Sala

Il Fattone
Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell'incontro "Expo Milano 2015: le ragioni del successo", 16 dicembre 2015. 
ANSA / MATTEO BAZZI

Barbacetto riduce le primarie milanesi a un referendum pro o contro Renzi per interposta persona

Che vergogna! I candidati alle primarie milanesi del Pd, scrive giustamente sdegnato Gianni Barbacetto sul Fatto di oggi, “si stringono la mano”, addirittura “si fanno foto insieme” e, udite udite!, “corrono tutti per l’obiettivo comune”. Che orribile spettacolo. E, come se non bastasse, anziché prendersi a schiaffi, ricoprirsi d’insulti e farsi l’un l’altro la linguaccia, si permettono persino di “parlare di periferie, navigli scoperchiati, posti di lavoro, salario sociale, aria pulita, cultura, musica, sport”. Soltanto un deficiente, o un criminale, affronta temi del genere quando si candida a sindaco di una grande città. E Barbacetto, implacabile, denuncia con sdegno la vergognosa deriva.

“Nessuno ha il coraggio di dire che la contesa vera è un’altra”: nessuno, tranne il prode Barbacetto, che non si fa certo imbrogliare come un elettore qualsiasi. La “contesa vera”, rivela il più acuto dei demistificatori oggi su piazza, è “tra chi vuole la continuazione del ‘Modello Milano’ (sinistra unita con i movimenti civici e i senzapartito)” e chi invece “vuole riconsegnare la città a Matteo Renzi”, il quale evidentemente deve essersela persa a poker con Verdini.

Il coraggioso Barbacetto, al quale delle periferie, del lavoro, dell’aria pulita e della cultura giustamente non importa un fico secco (non come quei grulli dei milanesi, che pensano, poveretti, di dover votare per la buona amministrazione della loro città), ha individuato in Giuseppe Sala il nemico pubblico numero uno e non esita a denunciarne le malefatte: per dire, ha fatto ristrutturare la sua casa al mare da un architetto che ha lavorato per Expo. Gratis? Macché, l’ha persino pagato: 70.000 euro più Iva. Un autentico delinquente, non c’è altro da dire.

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