Per chi non ha capito Cuperlo

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L’intervento in Direzione non è servito a cercare un posizionamento nella minoranza, ma a riaccendere la fiammella di un’identità comune da riscoprire

“Nella minoranza è in atto una battaglia per la leadership, per questo Cuperlo è stato così duro”. Mi liquida così il blasonato editorialista amico con cui scambio due messaggi. Mi chiede anche se ho gioito a pensare al ministro Boschi di fronte ai giudici. No. Non ho gioito. Quando un giudice ritiene di dovere sentire un ministro, che mi piaccia o no quel ministro, non è mai una bella cosa. Significa che da qualche parte c’è della sabbia nell’ingranaggio.

Il blasonato giornalista non sa ovviamente di uno scambio di messaggi in cui mi complimento con Cuperlo per l’intervento appena concluso in direzione e lui non dice “grazie”. Lui scrive “Anche Roberto sta facendo un bell’intervento”, come a dire “ascolta”.

Ecco, se qualcuno pensa davvero che il duro atto d’accusa, quanto mai oppurtuno ai miei occhi, di Gianni Cuperlo indirizzato a Renzi segretario e presidente del Consiglio altro non sia che strategia di posizionamento per la conquista della leadership della minoranza non conosce Cuperlo, ma ciò che è più grave guarda agli accadimenti della politica di questi anni con la lente gravemente distorta del peggiore populismo. Quello che pareggia tutti al livello più basso e delegittima in sostanza la politica come cosa sporca e brutta, esclusivo terreno di scorribande o destini personali.

Quello che è successo nella Direzione nazionale del Pd è un capitolo se volete nuovo. Che porta a riflettere chi l’ha compiuto e chi l’ha subito e proprio non se lo aspettava in quei termini, su come affrontare il futuro. Del Partito democratico e quindi del Paese. Lo si evince da una replica spiazzata che non ha saputo entrare nel merito.

In molti di quelli che sono stati il popolo del Pd e che ora sono lontani, quelle parole, anche se sprezzantemente bollate come tardive, hanno riacceso la fiammella di un’identità comune da riscoprire. In chi è rimasto, e seguendo Cuperlo e SinistraDem sapeva bene che quelli sono i temi, ciò che ha colpito non è stato appunto il contenuto ma il tono. E l’effetto è stato quello dell’orgoglio dell’appartenenza così a lungo e reiteratamente umiliata. Ma chi nel Pd liquida quella presa di posizione anche dolorosa con sufficienza e con fastidio ha nelle mani la responsabilità del fallimento dell’ambizioso progetto del Partito democratico e con esso del cambiamento del Paese. In meglio se possibile.

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