Per Amore della Golino

Cinema
Italian actress Valeria Golino holds the Volpi Cup after receiving the best actress award for her role in the movie 'Per amore vostro' during the awarding ceremony of the 72nd annual Venice International Film Festival, in Venice, Italy, 12 September 2015.   ANSA/ETTORE FERRARI

Esce oggi nelle sale “Per Amore Vostro”, il film di Giuseppe Guadino presentato in concorso alla 72esima mostra del cinema di Venezia, e valso a Valeria Golino la vittoria della coppa Volpi come migliore attrice.

“Per Amore Vostro” racconta la storia di Anna, una donna che si adattata costantemente a un compromesso: convivere con un marito usuraio, cercando di trovare l’equilibrio per soddisfare tutte le persone che le stanno attorno; quindi usare anche i soldi sporchi per crescere i figli, accudire i genitori anziani, aiutare chi le è caro. Una propensione al sacrificio, quella della protagonista, che le viene inculcata dai genitori nell’infanzia, quando la confinano in un riformatorio al posto del fratello.

Il racconto, che si dipana come un connubio tra le vicende oggettive e la loro  narrazione fantasmagorica elaborata dalla mente della protagonista, comincia in medias res, da un momento in cui Anna ha già esplicitamente somatizzato la sua condizione frustrante. I sintomi del malessere prendono visivamente forma e la condizione psicotica che la affligge determina lo sguardo peculiare di tutto il film. C’e’ una scena che svela nitidamente questo sguardo. Siamo al cimitero, Anna e sua madre siedono di fronte ad un altarino, la tomba di un parente piena zeppa di oggetti e orpelli “sacri”, l’inquadratura si allarga e notiamo il teschio del morto che campeggia in bella vista sul piano di marmo.

Un’ estetica limitrofa a quella dei santini fosforescenti che alle volte si vedono lampeggiare sopra i parabrezza degli autocarri, magari mischiati a scheletri fluorescenti o altre immagini kitsch. Questa sorta di barocchismo, tra il pacchiano e il contemporaneo, si ripropone in tutte le sequenze che hanno effetti speciali: il mare tempestoso, quasi “copia incollato” fuori dalla finestra di casa di Anna, le nuvole nero pece che si addensano velocissime all’orizzonte, i fermo immagine, come ritoccati con photoshop, che incorniciano la protagonista a mó di un tarocco oppure di un santino.

C’è questa rappresentazione della santità, in linea con l’ “amore” del titolo, ma virata in chiave kitsch, da bancarella, che caratterizza in modo potente l’intera pellicola, rendendola, in una maniera del tutto particolare, di grande impatto. Per contrasto, tutto il mondo di Anna è completamente sbiadito: più che un bianco e nero una totale desaturazione dei colori, che sono solo accennati; scenario che cozza con i suoi ricordi coloratissimi, con il richiamo di una vita che vorrebbe la perdita d’equilibrio, il rituffarsi in quel mare/discarica dove la protagonista tenta di affogare tutti i mali che finge di non vedere.

Film dominato da una Valerio Golino totalizzante, che sembra quasi indossare la pellicola come un abito che le è stato cucito addosso, “Per amore vostro”, in quanto rappresentazione e proiezione di una soggettività e del suo vissuto, colpisce nel segno. Poco importa, in questo senso, che la vicenda messa in scena sia formalmente convenzionale nel suo rappresentare una verità: tutto il film si gioca sul “come” questa storia viene raccontata e virata tramite la lente deformante di chi la vive.

Sullo sfondo di una Napoli ridondante di connotazioni, simboli e piani intersecati, la storia di Anna si pone anche come paradigma, per alcuni versi didascalico, per altri colorato e vitale, di un approccio sano e salvifico, capace di bonificare una realtà malata ma con un inestimabile potenziale di bellezza.

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