Pedofilia, lo strano incrocio fra Spotlight e la testimonianza del cardinale Pell

Vaticano
A view of the colorful sky as the sun sets behind Saint Peter's Basilica in Rome, late yesterday 30 November 2015. The Jubilee dedicated to mercy was announced by Pope Francis on 13 March 2015. It will be open from 08 December 2015 to 20 November 2016. ANSA/CLAUDIO ONORATI

La lunga e terribile storia dello scandalo più grave della Chiesa

A volte la storia non ti lascia scampo: come è avvenuto la notte scorsa quando uno strano cortocircuito mediatico ha messo in relazione la cerimonia degli Oscar di Los Angeles con l’hotel Quirinale a Roma.

Mentre infatti veniva premiato come miglior film dell’anno ‘Spotlight’, la pellicola che racconta la storica inchiesta da Pulitzer del ‘Boston Globe’ sullo scandalo pedofilia nella Chiesa, il cardinale George Pell, in un albergo della Capitale, testimoniava in videoconferenza davanti a una commissione governativa australiana sulle decine e decine di casi di abusi avvenuti nella diocesi di Ballarat, in Australia.

L’inchiesta del Boston Globe risale al 2001 e anche in quell’occasione un cardinale, l’arcivescovo delal città statunitense Bernard Francis Law, finì nell’occhio del ciclone e al centro delle indagini. Fu richiamato frettolosamente a Roma dove è sempre rimasto da allora, ormai solo come pensionato di rango, per non incorrere in eventuali provvedimenti giudiziari.

George Pell rappresenta però qualcosa di più: il cardinale australiano infatti, è attualmente il prefetto della Segreteria per l’economia, il super-dicastero delle finanze vaticane sotto la cui direzione sono state riorganizzate le risorse economiche della Santa Sede: dallo Ior alla messa a norma di bilanci e regole sulla trasparenza. Pell è un conservatore granitico sotto il profilo ecclesiale, ma allo stesso tempo è una pedina chiave del nuovo potere vaticano costruito da Bergoglio in questi tre anni, è stato cioè uno degli uomini di punta del papa argentino per scardinare il potere della Curia romana, per tale ragione il suo coinvolgimento in questa vicenda costituisce un colpo assai per il pontificato di Francesco.

Centinaia di preti coinvolti

In passato, e anche prima di ricevere l’incarico dal Papa nel 2014, aveva già testimoniato davanti ad analoghe commissioni d’inchiesta australiane (nel maggio del 2013, dove ammise responsabilità generali ma si rifiutò di collaborare su singoli episodi), poi nel corso degli ultimi mesi – di fronte a questa nuova importante convocazione – ha addotto motivi di salute per non recarsi nel suo Paese d’origine a testimoniare. Il che se gli garantisce certamente una certa protezione, d’altro canto ha reso il suo caso ancor più rilevante per l’opinione pubblica mondiale.

Pell, che è stato a lungo l’uomo forte della Chiesa australiana e ha guidato l’arcidiocesi di Sydney, viene chiamato in causa per il periodo che va dal 1973 al 1983, quando ricopriva incarichi nella diocesi di Ballarat, vicino Melbourne, e in particolare era assistente del vescovo Ronald Mulkearns.

Qui ha agito un sacerdote, George Ridsdale (adesso in carcere), accusato di moltissimi abusi verso 53 vittime (ma nella sola diocesi di Ballarat si contano centinaia di preti coinvolti); Pell, che conosceva il sacerdote abusatore, secondo l’accusa lo avrebbe protetto cercando anche di comprare il silenzio di una delle vittime. Il cardinale, che stamane, al termine del primo giorni di testimonianze, ha incontrato papa Francesco, dovrà tornare per almeno altri tre giorni davanti alla commissione per essere sottoposto a un serrato interrogatorio. Per altro assistono dal vivo alla testimonianza – cioè sono presenti all’Hotel Quirinale – 14 vittime dell’epoca che hanno fatto di tutto per essere presenti alle sedute.

Una catastrofe”

La strategia difensiva di Pell nel primo giorno di testimonianza è stata abbastanza buona, ha ammesso “gli enormi errori commessi dalla Chiesa” nei confronti dei minori, ha definito “una catastrofe” il non aver denunciato Ridsdale scegliendo invece di spostarlo di parrocchia in parrocchia (esattamente lo stesso schema emerso a Boston nel caso del predatore seriale padre Gheogan, e in moltissimi altri eventi simili in giro per il mondo), ha riconosciuto che in quel periodo l’attitudine ella Chiesa era quella di salvaguarda l’istituzione invece che la comunità dei fedeli.

Tuttavia una volta di più ha negato i fatti specifici che lo riguardavano. Di fatto le argomentazioni generali sono quelle ormai note e ammesse più volte nelle ricostruzioni generali del fenomeno da parte della Chiesa, ma le accuse che gli sono rivolte sul piano personale restano lì. Il prossimo 8 di giugno Pell compirà 75 anni, l’età in cui, secondo la norma canonica, viene presentata la rinuncia all’incarico al Papa.

Il fenomeno non si è mai fermato

Chi scrive fu testimone, fra 2001 e 2002, del deflagrare dello scandalo pedofilia nella Chiesa che travolse come un fiume in piena l’episcopato americano; Boston mise in luce una realtà sconcertante: decine e poi centinaia e migliaia di insabbiamenti, protezioni, accordi extragiudiziali, risarcimenti milionari che hanno portato alla bancarotta diverse diocesi d’Oltreoceano; e poi una vecchia cultura della segretezza che induceva un cardinale come il colombiano Dario Castrillon Hoyos, all’epoca prefetto della Congregazione per il clero, a negare la gravità del fenomeno e ad affermare come la Chiesa non dovesse collaborare con le autorità civili.

Giovanni Paolo II fu il primo a dover chiedere perdono per i preti pedofili, poi Ratzinger si spinse più in là, cercò di arginare il fenomeno, fece dimettere diversi vescovi, provò a mettere mano a una normativa adeguata. Ma la verità è che il fenomeno non si è mai fermato del tutto.

Se l’Irlanda oggi è meno cattolica di un tempo, è appunto a causa di uno scandalo molto simile a quello americano e australiano; il sistema scolastico pubblico, in quel caso, era gestito in gran parte dalle congregazioni religiose, quando la sensibilità sociale, il mutamento dei tempi lo hanno permesso, le vittime hanno cominciato a parlare e una serie di indagini governative hanno portato alla luce un quadro di abusi devastanti. Il fenomeno ha percorso dunque il mondo, dalla Polonia al Messico, dall’Irlanda agli Stati Uniti.

L’Italia nemmeno è esente dal fenomeno, anzi. Negli ultimi anni, numerosi casi di abuso sono venuti alla luce, molti processi sono in corso, altri si sono già conclusi. Ma la Cei sembra refrattaria a prendere di petto il fenomeno: il tema è sempre quello del rifiuto, più o meno esplicito, a collaborare con le autorità giudiziarie; un principio riaffermato in una recente intervista dal cardinale Paolo Romeo, ex arcivescovo di Palermo, proprio in riferimento a una vicenda finita con un’indagine della magistratura.

Papa Francesco ha istituito infine addirittura un dicastero per la tutela dei minori, guidato non a caso dal successore del cardinal Law a Boston, il cardinale Sean Patrick O’Malley.

In quest’organismo sono entrate a far parte alcune vittime, e tuttavia proprio nei giorni scorsi una di loro, Peter Saunders, ha lasciato l’incarico proprio perché in disaccordo, fra l’altro, sulla gestione della vicenda Pell. La questione insomma è sul tappeto e oltre al coté processuale, chiama la Chiesa a prendere decisioni su temi come il celibato obbligatorio, il ruolo dei laici, la riforma della struttura ecclesiale. Ne va della credibilità stessa dell’istituzione.

Come si legge nel volume “Tradimento” curato dallo staff del Boston Globle, nel quale si racconta l’indagine su Boston (appena aggiornato e ripubblicato da Piemme, e le considerazioni sono estendibili a tutto il tema Chiesa-pedofilia), “…è la storia di un vasto numero di preti che hanno abusato sia della fiducia loro accordata sia dei bambini affidati alla loro tutela. E’ la storia dei vescovi e dei cardinali che hanno ordinato, spalleggiato, protetto e ringraziato quei preti, nonostante le prove schiaccianti delle loro violenze. E’ la storia di una Chiesa potente e orgogliosa sprofondata nella crisi a causa dei reati, delle devianze e degli errori di valutazione del suo stesso clero. E’ la storia delle vittime che per anni hanno sofferto in silenzio, prima di ritrovare la voce e denunciare pubblicamente la loro Chiesa. Ed è la storia dei molti cattolici praticanti che hanno tratto una lezione dalla crisi e hanno preteso riforme”.

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