Pecunia non olet: Radio Padania Libera venduta a un calabrese

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L’acquirente, cioè il patron di Rtl 102.5, pur vivendo da lunghissimo tempo a Bergamo è infatti nativo di Vibo Valentia

Gli affari sono affari e quando si è trattato di vendere Radio Padania Libera i leghisti non sono andati tanto per il sottile. L’acquirente, cioè il patron di Rtl 102.5, pur vivendo da lunghissimo tempo a Bergamo è infatti nativo di Vibo Valentia, «una città – come scrive primaonline.it – non proprio inserita nei confini della Padania, tanto evocata da Umberto Bossi». Con un insistito tam tam e tanto di post, foto e commenti il popolo dei social si è molto divertito a commentare con ironia la notizia. Pecunia non olet, appunto.

L’operazione dovrebbe portare nelle casse leghiste poco più di due milioni di euro avendo rinunciato ad avere una presenza nazionale come prevede la concessione comunitaria per trasmettere in tutto il Paese. Questa concessione è stata infatti ceduta a Rtl 102.5. La chiusura della radio fa seguito a quella della televisione (Telepadania) e del giornale (La Padania): praticamente Salvini sta azzerando l’intero sistema mediatico che era stato pensato e realizzato dal fondatore della Lega Umberto Bossi.

L’emittente leghista, spogliata della sua dimensione nazionale, continuerà a trasmettere solo nel nord utilizzando frequenze locali e varando una versione nuova di Radio Web. Potrà contare così su pubblicità raccolta nel territorio e su un maggior contributo dei volontari. Rinuncerà anche, a detta dei suoi dirigenti, ai finanziamenti statali.

Questa operazione sembra contraddire la conclamata volontà di Salvini di far diventare il suo un partito a carattere nazionale diffuso dalle Alpi alla Sicilia. Mentre pensa in grande le grane finanziare e il confronto con le dure leggi del sistema mediatico lo costringono, in realtà, a riposizionarsi nelle sue terre di origine. Pensare in grande, agire in piccolo.

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