Primarie sì, ma con nuove regole

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La vicepresidente del Senato nel giorno dell’ottavo compleanno del Pd: molta strada compiuta ma adesso serve un altro scatto

Ieri è stata una giornata storica per l’Italia, per il Governo e per il Pd: dopo decenni di discussioni e tentativi mai riusciti stiamo portando in fondo la riforma delle istituzioni della Repubblica, semplificando un sistema che in questi anni ha prodotto inefficienze, ritardi, finanche l’incapacità della politica ad adeguarsi alla velocità della realtà di un mondo in perenne cambiamento.

Il voto di ieri in Senato è uno spartiacque: la riforma sta andando avanti, tra mille insidie e in un clima non semplice. Stiamo riuscendo dove troppi hanno fallito: dare all’Italia un sistema istituzionale migliore e più funzionale che la metta in condizione di diventare un Paese più moderno ed efficiente.

Un regalo all’Italia, con cui festeggiamo il compleanno del Pd.

Sono passati 8 anni dalla nascita del Partito Democratico, da quella giornata straordinaria in cui 3 milioni e mezzo di cittadini si recarono ai gazebo per investirci delle loro speranze per un’Italia diversa da quella in cui navigavamo al tempo.

Quel bagno di folla ha dato il la a una storia nuova, che nasce da altre lunghe e profondamente radicate in quella del Paese, che piano piano è cresciuta fino a diventare oggi, dopo varie vicende, il perno del sistema politico italiano.

Quel partito nuovo, nato non da una scissione ma dall’unione di forze e sensibilità diverse, in questi 8 anni ha vissuto vicende alterne ma oggi è senz’altro più forte e più maturo: ha scelto con chiarezza una collocazione europea, ha acquisito nuovi compagni di strada ed allargato il suo bacino di voti, ha conquistato il governo della stragrande parte dei nostri territori e oggi guida finalmente l’Italia ed è impegnato con forza in una trasformazione del Paese troppo spesso rimandata e non facile visti i numeri in Parlamento.

Siamo cambiati molto, sono cambiati gli interpreti ed è cambiata la leadership del Partito. Abbiamo finora dimostrato di poter assolvere all’obiettivo che ci eravamo dati: quello di costruire il partito del millennio, una comunità in grado di sopravvivere ai suoi leader ed alle contingenze e capace di trasformare in forza di Governo la voglia di cambiamento che incarna.

Dobbiamo ammetterlo: non sempre siamo stati all’altezza della passione e della generosità dei nostri iscritti e militanti, abbiamo talvolta perfino abusato della loro pazienza, ma i segni di quei momenti li portiamo addosso e sono come quelle cicatrici che tengono lontani i bambini dal ripetere gli errori.

Oggi che siamo impegnati a cambiare la Costituzione, a rilanciare l’economia e il benessere del Paese, a costruire le condizioni perché si allarghi il campo dei diritti civili, politici e sociali per i cittadini, a cercare di portare la loro voce in Europa e negli organismi di governance globale, siamo quanto mai consci delle responsabilità che stanno sulle nostre spalle, e questo non può che chiamarci ad un passo in avanti nell’aggiornare le nostre regole di funzionamento, le strutture organizzative e le modalità d’azione.

Negli ultimi mesi abbiamo mostrato una forza e una capacità di sintesi su cui non molti avrebbero scommesso, mostrando un partito vivo, capace di discutere al proprio interno, con un confronto anche acceso ma sempre in grado di condurre a una sintesi le diverse posizioni, il che ci ha reso ogni volta più forti ed ha dato un contributo fondamentale al Paese.

Lo abbiamo dimostrato da ultimo durante l’approvazione delle riforme costituzionali, senza dimenticare la grande prova che abbiamo offerto con l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, che speriamo abbia cancellato almeno un po’ l’onta che aveva rappresentato lo smacco dei “famosi 101″ la volta precedente.

Anche nei momenti più duri del nostro dibattito interno siamo stati capaci dell’ascolto dell’altro e sempre si è raggiunto un punto di sintesi tra di noi, come una grande forza politica deve saper fare. Ma non possiamo accontentarci di questo, ci sono tante cose da cambiare e migliorare per essere più preparati alle sfida che abbiamo davanti.

Una, che non è più eludibile, è la questione della scelta della classe dirigente del Pd che governa i nostri territori. Si avvicina una tornata di elezioni amministrative importantissime, si voterà in molte delle grandi città che sono state protagoniste di quella “rivoluzione civica” che di fatto ha rappresentato il via di una nuova stagione politica in Italia qualche anno fa.

Siamo di nuovo alle prese con un dibattito sulle primarie che va finalmente affrontato di petto per evitare che si riproducano gli errori del passato, anche recente, in cui più che un momento in cui ci aprivamo alla società e sceglievamo il migliore candidato possibile assieme ai nostri alleati, sono state motivo di polemiche fino ad essere tra le cause di sconfitte inaspettate quanto dolorose.

Quello della selezione delle classi dirigenti del Paese è uno dei compiti principali che la Costituzione affida ai partiti, noi vogliamo condividerlo con gli elettori, ma dobbiamo recuperare un ruolo di guida politica di questi processi che dia autorevolezza alle nostre scelte e allo stesso tempo permetta ai cittadini di parteciparvi.

Le primarie sono un grande strumento di partecipazione, ma rischiano di logorarsi a forza di polemiche e divisioni in conte fine a se stesse, dobbiamo quindi riuscire a regolarle con equilibrio per trovare un giusto incontro tra la voglia di aprirsi ai simpatizzanti e agli elettori e l’esigenza di non inquinare momenti importanti come quello della scelta dei nostri candidati.

Per questo credo che sia non più rimandabile l’istituzione dell’albo degli elettori per rendere trasparenti le consultazioni e costruire un patto con gli elettori che ci permetta di condurre consultazioni partecipate, trasparenti, costruttive. E’ un’esigenza non rinviabile.

Accanto a questo sta la responsabilità che abbiamo nei confronti dei giovani che fanno politica, o di chi alla politica si affaccia per la prima volta in vita sua nelle fila del Pd. C’è una nuova generazione di democratiche e democratici senza precedenti appartenenze o esperienze che si impegna, nel partito o nelle amministrazioni, sotto le insegne e condividendo i valori del nostro partito. Dobbiamo offrire loro gli strumenti per mettere a valore il loro impegno e le loro esperienze di vita mettendo a punto sui territori e ai vari livelli dei meccanismi di formazione che diano loro modo di stare con più forza e autorevolezza nei dibattiti e nelle discussioni, dai circoli, alle amministrazioni più grandi.

Infine, ma con un valore davvero grande, sta la questione della partecipazione. Qui si chiama in causa direttamente la risorsa più importante che questo partito ha: la sua comunità, quel popolo di iscritti e militanti che animano le nostre feste, tengono aperti e vivi i circoli, partecipano alle nostre discussioni e fanno vivere quotidianamente le nostre strutture.

Che ruolo devono avere, quale forma organizzativa trovare a livello di base, come possono partecipare alle scelte importanti del nostro partito e delle nostre amministrazioni sono solo alcune delle discussioni da affrontare.

I circoli sono le unità di base nella nostra grande organizzazione, vivono di una passione viva e genuina, sono frequentati da migliaia di persone, si arricchiscono delle loro esperienze, competenze, sensibilità e devono essere sempre più il cuore pulsante della nostra organizzazione.

Dobbiamo riuscire a ripensarne il ruolo e il funzionamento perché siano sempre più un luogo di incontro tra chi oggi è già nel Pd, tra chi governa le nostre comunità ed ha incarichi importanti, e la realtà che ci sta attorno, i cittadini comuni e le associazioni che operano sui nostri territori, i loro problemi, le loro aspettative, le questioni quotidiane che affrontano.

Per farlo, dobbiamo trasferire loro potere ed immaginarli come gli snodi di un network che deve funzionare come il polmone del partito, che serva si a raccontare al Paese quello che facciamo al governo e nelle amministrazioni, ma soprattutto diventi infrastruttura di partecipazione per i cittadini e porti la loro voce nel partito e nelle istituzioni.

Questo compleanno può servirci a fare il punto del lavoro fatto e di quello che ci resta da fare, per aiutarci a fare più e meglio, con la consapevolezza che il Pd ha un vantaggio straordinario su tutti gli altri partiti: un popolo ed una comunità attenta e partecipativa cui dobbiamo concedere spazi e protagonismo, costruendo un partito aperto anche a chi oggi non c’è, che sia la casa di chi vuole cambiare il Paese, di chi non ha interessi a conservare lo status quo, un partito che li accolga perché sicuro dei propri valori e che si impegna quotidianamente ad averli davanti nell’opera di cambiamento del Paese.

Buon compleanno a tutti voi.

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