Passo decisivo verso l’uguaglianza

Unioni civili
Maria Elena Boschi (s), Valeria Fedeli e Luigi Zanda, nell?Aula del Senato durante la discussione generale sull'emendamento presentato dal governo in materia di unioni civili, sul quale è stata posta la questione di fiducia, Roma, 25 febbraio 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Abbiamo realizzato, con tenacia, un primo passo storico per l’Italia: abbiamo riconosciuto valore e dignità ai loro genitori. Abbiamo una legge sulle unioni civili.

L’Italia da oggi è più civile: dopo 30 anni di dibattiti infruttuosi si comincia ad abbattere il muro delle disuguaglianze e a rompere l’indifferenza dello Stato nei confronti delle coppie omosessuali.
Dopo decine di progetti abbandonati frettolosamente, dopo i fallimenti dei precedenti governi di centrosinistra, dopo che tante volontà riformatrici si erano piegate alle “piazze del no”, finalmente ci siamo.

Nasce la prima legge sui diritti civili, torniamo in Europa, facciamo i primi passi sulla via della piena uguaglianza che da oggi è un obiettivo più vicino verso il quale camminare con convinzione.

La legge prevede riconoscimenti, tutele e diritti finora sconosciuti alle coppie omosessuali: la possibilità di formare un’unione riconosciuta dallo Stato, con tutto quello che ciò comporta in termini di tutele e diritti, la reversibilità della pensione, la possibilità di adottare il cognome del partner, un riconoscimento della vita familiare della coppia, passaggi storici e determinanti per la vita di migliaia di persone.

Offre inoltre, grazie ai richiami agli articoli 2 e 3 della Costituzione, un percorso verso la piena uguaglianza come prospettiva concreta da percorrere, e sul tema della stepchild non nega, anzi certifica, la bontà della giurisprudenza più recente che l’ha estesa alle coppie omosessuali.

Avremmo potuto fare di più? Certamente, e ci abbiamo provato. Ma non è possibile con questo Senato.

In queste settimane, infatti, stavamo discutendo di uguaglianza e diritti umani, di amore e famiglie, ci siamo invece trovati immersi nel politicismo esasperato di una parte del Parlamento che ha perso un’occasione importante per essere protagonista di un cambiamento storico, di un completo cambio di passo progressista.
La lettura dei testi degli emendamenti mostrava già quanta strumentalità stesse inquinando la discussione, alcuni arrivavano al grottesco, col chiaro obiettivo di fare ostruzionismo e approfittarne, grazie ai voti segreti e a un dibattito che sarebbe durato mesi, per introdurre modifiche alla legge al fine di svuotarla o renderla inapplicabile.

Il PD aveva chiesto al M5S un impegno per mettere al riparo un testo che era stato condiviso con loro, ma si è scontrato contro un atteggiamento politicista che ha preferito la tattica al cambiamento della realtà, facendo mancare la certezza di poter contare sui loro voti.

Mandare una legge tanto importante in Aula senza i numeri era un rischio grande: l’Italia aveva bisogno di una legge sui diritti civili, non era più rinviabile dopo 30 anni di discussioni, non potevamo permetterci che ancora una volta saltasse, lasciando in piedi un’inaccettabile barriera di disuguaglianza.
Il PD ha scelto di cominciare ad abbattere questo muro, consci che una volta aperta la strada al cambiamento non si torna indietro e la strada è in discesa. Ce lo insegna la storia dei diritti negli altri Paesi.

Di fronte al rischio che tutto si arenasse Renzi ha scelto di percorrere la via del realismo alla ricerca di un risultato politico certo qui e ora: un accordo nella maggioranza che blindasse il testo in discussione, rinviando, su richiesta di NCD, la discussione sulla stepchild, ma tenendo fermo l’impianto della legge su tutti gli altri punti.
Si tratta di un rinvio importante e doloroso: che restino fuori i bambini è per me una ferita da sanare al più presto, perché discriminarli è una violenza e una vergogna di cui la politica si può macchiare. I tribunali continueranno a svolgere su questo la loro funzione, ma una parte della politica ha scelto di voltarsi dall’altra parte.

A Flavio, Bea, Alessandro, Lia e ai tanti bambini cui non siamo stati in grado di dare risposte, vorrei dire che non sono soli e per noi sono bambini come tutti gli altri. Ci impegniamo per loro da oggi, perché siamo convinti che meritino di più del dibattito cui abbiamo assistito: che meritino l’uguaglianza, come i loro genitori e tutti quelli che si vogliono bene.

Abbiamo realizzato, con tenacia, un primo passo storico per l’Italia: abbiamo riconosciuto valore e dignità ai loro genitori. Abbiamo una legge sulle unioni civili.

Adesso, non domani, lavoriamo per creare tutte le condizioni necessarie affinché quei bambini siano tutelati dallo Stato impegnandoci a una riforma delle adozioni in cui siano loro riconosciuti quei diritti oggi negati.
Ci dobbiamo impegnare davanti a loro e ai loro genitori perché non si possono lasciare soli davanti a un giudice, servono certezze per far crescere quei bambini e il Paese.

Continuiamo a camminare, la piena uguaglianza per tutte e per tutti è il nostro obiettivo.

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