Passato e futuro delle città

Amministrative
Alcuni manifesti elettorali in vista delle prossime elezioni comunali a Milano, 23 maggio 2016.  ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Le comunali sono le consultazioni più importanti, quelle da cui dipende in modo più ravvicinato la qualità della vita dei cittadini

Si sono levate grida entusiaste per la vittoria del candidato verde alle elezioni presidenziali austriache. Condivido la soddisfazione per lo scampato pericolo, ovviamente. Ma la esagerata enfasi non la apprezzo. Mi ricorda quella, analoga, che si espresse quando destra e sinistra francese si compattarono per sbarrare la strada al Front National in occasione delle recenti elezioni regionali. Evitato il peggio, non cosa da poco.

Ma resta una anomalia sulla quale è giusto riflettere. Gli schieramenti confusi che in Austria e Francia si sono ritrovati affratellati da un “no” al rischio destra estrema, cosa possono generare in positivo ? In Francia, oggi scossa da gravi e diffuse proteste sociali, cosa potrebbe produrre una alleanza tra Sarkozy e Hollande n termini di riformismo, di europeismo, di politiche di equità? E in Austria ci si dimentica che i due partiti storici, socialista e popolare, non sono neanche arrivati al ballottaggio, per la prima volta, e che, certo, Hofer è stato battuto, grazie al voto per corrispondenza, ma un partito che non fa mistero di sostenere posizioni xenofobe e di ospitare persino sostenitori del neonazismo ha sfiorato il cinquanta per cento del consenso in un paese europeo.

Tutto normale, tutto bene? Io terrei lo champagne in serbo per momenti migliori. Si può aggiungere che Trump è ormai il candidato ufficiale dei repubblicani e che tutti i sondaggi lo danno alla pari o in vantaggio su Hillary Clinton. La nuova linea di demarcazione del conflitto politico, in questa livida e confusa alba di millennio, è la più ingannevole, la più falsa, la più fuorviante: antiestablishment contro establishment . E così può accadere che un miliardario ammanicato da sempre col potere diventi improvvisamente il leader del riscatto dei marginali contro quelli che hanno ruoli politici o pubblici. Ci ricorda qualcosa questa saga della mistificazione? Non fu forse Berlusconi, al quale il pentapartito regalò persino un decreto ad hoc, il paladino della rivolta contro i politici di professione? La storia , diceva il vecchio Marx, si ripete due volte: una in farsa e una in tragedia.

Talvolta le due dimensioni si mischiano persino. Il modo peggiore di rispondere a questa ventata irrazionale è allestire alleanze spurie, il cui orizzonte è solo la, pur necessaria, sconfitta del peggio. La condizione umana in Occidente, figlia di recessione e di cambiamenti sociali e antropologici epocali segnati dalla tecnologia, richiede un forte spirito di innovazione, di riforma. La politica deve di nuovo inverare il suo compito alzando lo sguardo, assumendo decisioni, anche radicali, che restituiscano a ciascuno nuove sicurezze sociali e personali.

La precarietà della vita, l’insicurezza diffusa, il timore dell’altro, la società dell’istante, il bisogno di rapidità delle decisioni con durranno a esiti non democratici se la politica non avrà il coraggio del nuovo e del difficile. Se non indicherà valori credibili e non arriverà, mi si perdoni l’azzardo, a delineare persino una nuova s o cietà. Questo discorso vale anche per le prossime elezioni amministrative.

Le comunali sono, per me, le consultazioni più importanti, quelle da cui dipende in modo più ravvicinato la qualità della vita dei cittadini. Se una città è violenta, se i servizi non funzionano, se non c’è vita culturale l’esistenza dei suoi cittadini diventa più amara e difficile. Le periferie si spengono e le differenze sociali diventano devastanti. Governare una città , la propria, è il compito più bello che una persona che ha scelto una missione civica possa conoscere.

E molte città italiane, negli anni passati, sono rinate grazie alla buona qualità del governo. È il caso di Milano negli ultimi anni, grazie al lavoro della giunta Pisapia. È il caso della Torino di Chiamparino e Fassino. È , mi si consenta di dirlo per una volta, il caso di Roma che per quindici anni è stata un modello di crescita economica, sociale e culturale per il nostro paese e per il mondo che, per parlarne, usava l’espressione “Rinasci – mento romano”.

Domenica prossima i cittadini sceglieranno. Io mi auguro che optino per i candidati del centrosinistra. Che scelgano con la testa e non con il fegato. Che valutino le persone, le loro competenze, la loro storia. Non è facile governare una città e abbiamo visto quali danni possano provocare insipienza e dilettantismo. Energie nuove e idee nuove, ma guidate da competenza ed esperienza. Per questo spero che Giachetti, Sala, Fassino , Merola e gli altri abbiano un ottimo risultato. Non nell’interesse di una parte politica ma in quella del livello del governo delle città che è, in definitiva, tanta parte della qualità della vita dei cittadini.

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