Partito e moderno. Due cose insieme

Pd
Giovani volontari

I volontari delle feste dell’Unità esprimono libertà e un’idea bella, pulita, della politica

Cosa è un partito politico moderno? Il tema merita qualche considerazione proprio in questi giorni. Non solo, come è ovvio, per ragioni politiche generali. Anche per una coincidenza, forse piccola, ma per me significativa. In questi giorni, in tante parti d’Italia, si svolgono le feste de l’Unità. Una tradizione antica, che ha sempre avuto dentro di sé un segno di libertà e una idea bella, pulita, della politica. Chi dedica giorni a costruire una festa politica, chi con raffinatezza (da molto prima di Masterchef) si industria per far mangiare bene gli ospiti, chi organizza con cura un dibattito o una proiezione lo fa perché vuole dare il suo contributo politico. Lo fa gratuitamente, cosa rara in un mondo in cui tutto è monetizzato.

Lo fa perché condivide i valori ai quali la festa e chi la promuove si ispira. O magari, prendiamo in considerazione anche questa possibilità, semplicemente perché vuole stare con altri, vuole condividere dei momenti di vita, un’esperienza, vuole confrontare idee, vuole capire, conoscere. Tutte virtù, per di più non certo alimentate da ragioni ideologiche. Virtù sulle quali si è cinicamente ironizzato o che al contrario vengono blandite, riducendole a retorica. Io invece vedo nel rinnovarsi, forse anacronistico in questo tempo, di una idea generosa e disinteressata della politica, vissuta come impegno civile, un potente messaggio politico. I ragazzi o i pensionati che lavorano, progettano, fanno vivere una festa per il solo piacere di costruire una iniziativa di discussione e di vivere un’esperienza di comunità politica, sono il contrario della concezione della militanza come ricerca di ruoli e potere. Il normotipo di questa visione degradata è in generale disinteressato alla discussione politica, che considera una inutile perdita di tempo, è disposto a cambiare mille volte posizione non già per un sincero e legittimo evolversi del pensiero ma per posizionarsi meglio in vista dell’assegnazione di ruoli e posizioni.

Adora il correntismo, come rifugio protettivo, come agenzia in grado di promuovere e tutelare le aspirazioni individuali, indipendentemente dal dibattito delle idee.
I capi corrente, in tutti i partiti, finiscono con l’assomigliare più a un Mino Raiola, il re dei procuratori calcistici, che a leader portatori di nitide visioni alternative. Si preoccupano di garantire i loro associati, più che dell’interesse della squadra.
Per questo dico che quei militanti, e quelle persone, che credono ancora nella bellezza della politica come confronto e costruzione sono una buona notizia. Non solo, in questo caso, per il Pd ma per l’intero paese.
Ma un partito vive anche oltre l’estate e non possono essere solo le feste il modo in cui si accoglie questa domanda e questa spinta positiva.
Io credo nel valore dei partiti, anche nella società post ideologica. Anzi ancora di più. Quando si allenta il vincolo ideologico, che comunque costituisce un recinto dal quale è difficile uscire quanto entrare, si devono rendere più forti quelli valoriali, culturali, politici. E questo si ottiene in un solo modo, costruendo insieme le scelte politiche.
Per me questo significa riaccendere la passione del dibattito, il gusto per le opinioni diverse, il rispetto per la volontà della maggioranza. Le parole, in politica, non sono le chiacchiere, definizione con la quale ormai viene liquidato ogni desiderio di verifica, approfondimento. I partiti non sono piramidi, che in ogni caso hanno bisogno delle fondamenta per stare in piedi. Sono fiumi, che hanno un senso perché non sono mai fermi, perché si alimentano di acque sempre nuove, perché cambiano il mare nel quale confluiscono.
Ma, in politica i fiumi fanno presto a diventare stagni, se si perde l’amore per la discussione e se si smette di tifare e sperare nel successo della formazione alla quale si è scelto di appartenere, indipendentemente da chi la dirige in quel momento. Sono, queste, due componenti essenziali e tra loro indissolubilmente legate, della possibilità che un partito politico esista come comunità. Insieme a una terza, decisiva. Quando fondammo il Pd, nella entusiasmante fase dell’adesione alla Costituente, facemmo di questo un elemento portante, una scelta fondante.

Volevamo un partito aperto, nel quale ciascun cittadino potesse sentirsi accolto e protagonista. Al quale potessero liberamente aderire associazioni o movimenti portatori di temi coerenti con l’ispirazione del Partito. Non un partito liquido, fesseria come quella del partito pesante (che in una società liquida andrebbe a fondo), ma un partito aperto, pluralista, non ossificato in correnti di potere.
Un Partito a vocazione maggioritaria non può che essere così. Ciascuno deve esserci con la sua testa, persona libera, ascoltata nelle sue ragioni. La politica deve nascere dalla meraviglia che la stessa politica porta con sé: la costruzione comune, frutto di confronto, anche di scontro, ma sempre con l’ascolto, che non è il Caino della decisione. È proprio qui la bellezza, anche umana, del condividere un luogo in cui, usando le parole e cercando le spiegazioni, insieme si cresce, insieme si combatte, insieme si vince o si perde. Insieme.
L’alternativa è l’homo homini lupus al quale, non solo in Italia, la sinistra sembra essersi abbandonata. Come il Conte Ugolino divora sistematicamente leadership e idee e trasmette l’idea di un luogo permanente di congiura in cui lo sport prevalente è affilare i coltelli per meglio sezionare il malcapitato di turno che ha il compito, per un tempo dato, di guidare quella comunità.
Non si può stare in un partito tifando, o peggio operando, perché vada incontro a sconfitte. Non si può stare in un partito in cui non ci sia rispetto sincero per le opinioni di chi dissente o, più ancora, non si abbia il desiderio di cercare ed ascoltare tutte le opinioni, tutte le esperienze.

Credo di non essere sospettabile di amore per la trasformazione di un partito in un condominio. So il valore della decisione e della velocità con cui, in questa società, essa deve essere presa. Ma so anche che non c’è decisione giusta senza discussione tra ipotesi diverse. Che la bellezza della politica, e forse della vita stessa, è la costruzione, dal tutto, di una parte. “Open mind”, dicono gli americani. Un partito o è aperto o non è. O discute o non è. O lavora, piaccia o no chi lo guida, per accrescere il suo consenso, o non è.
Il Pd è nella condizione di essere. Essere un partito moderno. Partito e moderno. Le due cose insieme.

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