Paperon de’ Paperoni ora vuole anche Twitter

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Secondo indiscrezioni Walt Disney sta lavorando ad una possibile offerta per la società che cinguetta. In corsa ci sarebbe anche Microsoft che punta a rafforzarsi sul social

C’ è molto lavoro, in questi giorni, per i grandi “advisor finanziari” statunitensi: sono chiamati, infatti, a soppesare il reale valore di Twitter, il social dell’uccellino blu. Al suo nascere aveva incantato il mondo, e in particolare i media, ma negli ultimi tempi sta diventando una sorta di nobile decaduto, soppiantato da Facebook e dai più freschi social – vedi Snapchat e Istagram- che piacciono tanto ai giovanissimi. Quando, nell’universo hi-tech, s’è sparsa la voce della possibile vendita, si è aperta una sorta di asta per rilevare marchio e attività.

Stando a quanto scrive la stampa statunitense anche Walt Disney si sarebbe messa in lista d’attesa e starebbe per avanzare un’offerta d’acquisto. In corsa ci sono anche la Microsoft, che dopo l’acquisizione di Linkedin, punta a rafforzarsi sul social network e Saleforce, azienda meno nota ma che godrebbe del sostegno di Bank of America. Sono evidenti i motivi che inducono la Disney a interessarsi della società di microblogging. Da qualche tempo la Walt Disney Company, oltre agli interessi cinematografici e alla produzione di prodotti dell’intrattenimento e del turismo di massa con i parchi a temi sparsi per il pianeta, opera nel campo dei media, con un proprio sistema televisivo, e nei nuovi media. L’acquisizione di Twitter consentirebbe alla Disney di rafforzarsi proprio in quest’ultimo settore, ritenuto da tutti gli analisti come il suo vero «tallone d’Achille». Le agenzie Reuters e Ansa riportano, a dimostrazione di ciò, la dichiarazione di un analista esperto come Richard Greenfield, per il quale «un’acquisizione di Twitter avrebbe “senso strategico» per Disney».

La vendita dovrebbe avvenire nel giro di uno o due mesi. Che si tratti di un affare rilevante, tale da modificare il sistema mediatico statunitense, è dimostrato anche dal fatto che a curare gli interessi di Twitter, è stata chiamata la Goldman Sachs. Il valore di mercato è stimato in sedici miliardi di dollari ma i vertici di Twitter punterebbero a trarne un utile gigantesco, incassando almeno a trenta miliardi, cioè quasi il doppio. Da qui il tira e molla e il peso che potrebbero avere gli analisti. Sulla bilancia ci vanno messi anche i dati non molto positivi sia nei conti sia nel calo degli utenti: nel secondo trimestre dell’anno la società ha registrato una perdita di 107 milioni di dollari. La partita che si sta giocando in questi giorni è una di quelle che contribuiscono a ridefinire il panorama dell’hi-tech, dell’innovazione e dello stesso sistema editoriale.

Sono molteplici i segnali di cambiamenti in atto che arrivano dal mondo dell’innovazione e tecnologica. L’azienda della Mela, l’Apple, che è diventata la più grande azienda del mondo con circa seicento miliardi di capitalizzazione, continua a sfornare modelli d’iphone e di smartpone, ma, al contempo, sta investendo in costose ricerche che hanno come scenari di sviluppo l’auto elettrica e senza pilota (già battezzata iCar) e la televisione. L’azienda di Cupertino starebbe trattando l’acquisto della MacLaren, nota azienda della Formula uno, con la quale procedere più speditamente su questo progetto. Per quanto riguarda la televisione Tom Cook ha reclutato Peter Stern, un veterano della tv via cavo, che starebbe elaborando un altro progetto televisivo, una sorta di tv che dovrebbe competere proprio sul fronte del rapporto tra il piccolo schermo tradizionale e i nuovi media. Si rafforza così ulteriormente lo strapotere dei giganti nordamericani dell’alta tecnologia che, proprio nell’ultimo decennio, hanno conquistato il mondo con i loro prodotti e i mercati finanziari con i profitti che ne sono derivati.

È stato scompaginato l’assetto del capitalismo postindustriale e di quello finanziario. Dal listino delle imprese più quotate sono state declassate le banche, sono scomparse molte aziende petrolifere come quasi tutte le grandi multinazionali che operano nei settori dell’industria tradizionale. I progetti della Silicon Valley hanno conquistato il mondo. Tra le dieci aziende più rilevanti nel mercato globale ben cinque sono statunitensi e sono aziende che operano direttamente e indirettamente nell’hi-tech: da Apple, prima in classifica, Google (ora Holding Halphabet), buona seconda, un nuovo mostro tentacolare che si sta mangiandosi, fetta dopo fetta, gran parte del nuovo mercato. Segue Microsoft, l’unica azienda che ha retto l’urto del decennio e Amazon che è diventato il più grande venditore online mai esistito. Facebook, il social sul quale nessuno all’inizio del secolo avrebbe scommesso un penny, è diventato il più rilevante social del mondo e ormai stabilmente tra i big della Borsa. Tanto è cambiato il mondo delle imprese, come i sistemi della comunicazione. E sta ancora cambiando. La vecchia Europa, tutta intenta a costruire muri e a invocare austerità, costi quel che costi, non se ne accorge. Un guaio, un gran guaio.

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