Dialogo e interattività, così Unità.tv può aiutare il Pd a cambiare

#BentornataUnità
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Unità.tv appare a tutti gli effetti un prolungamento della politica con altri mezzi. E partecipa di quel processo di mutazione della forma-partito il cui rispecchiamento dovrebbe identificare per un organo di partito la ragion d’essere primaria

Lunga (e perigliosa) è la strada delle metamorfosi della forma-partito in questa nostra età postmoderna. Come è stato assai travagliato e tribolato il cammino che ha riportato nelle edicole e sul web a pieno regime L’Unità, glorioso brand novecentesco (non ce ne vogliano i lettori per questa terminologia…) che aveva smarrito la diritta via. E il ritorno o la nascita di una testata – checché ne possa pensare qualcuno – va salutato a nostro avviso sempre con grande favore, specialmente nell’epoca in cui la civiltà gutenberghiana risulta decisamente sotto assedio.

A questo proposito, Unità.tv, guardata con l’occhio della comunicazione politica, appare a tutti gli effetti un prolungamento della politica con altri mezzi (o, se si preferisce, “con un altro medium”). E partecipa di quel processo di mutazione della forma-partito il cui rispecchiamento dovrebbe identificare per un organo di partito la ragion d’essere (e la ragione sociale) primaria. Se L’Unità di Antonio Gramsci e dei suoi più immediati successori ha rappresentato il giornale della pluridecennale stagione ideologica e della visione pedagogica del partito di massa, entrando in crisi via via che la comunicazione si frammentava, la mediatizzazione (prima dei media analogici, poi di quelli digitali) dilagava, e i processi di individualizzazione all’interno della società si facevano irreversibili, il nuovo medium partecipa, in tutta evidenza, delle trasformazioni che hanno condotto al Partito democratico. E di un contesto postmoderno nel quale la disintermediazione ha preso il posto, in buona sostanza, della più tradizionale e classica partecipazione militante, mentre si vanno via imponendo da qualche tempo quelle che la letteratura politologica definisce come forme ibride di organizzazione politica, fortemente agevolate dalla diffusione delle tecnologie della comunicazione (e, così, il determinismo tecnologico della Scuola di Toronto applicato alla politica riceve un’ennesima rilevante conferma).

In un periodo di click activism, l’azione comunicativa di un partito deve quindi connotarsi come sempre più dialogica e interattiva, e il Web 2.0 (dove già si era svolta un’esperienza significativa, quella di Europa quotidiano) ne è, di fatto e per unanime opinione, il regno. Se volessimo trovare (semplificando molto) una formula con l’ambizione di racchiudere i pilastri dell’odierna organizzazione politica postmoderna la potremmo condensare nell’esigenza della compresenza di “tre gambe”: un blocco sociale (che ovviamente non andrebbe mai dimenticato, pena una progressiva irrilevanza) + una leadership + una comunicazione efficace (e distintiva). Ed ecco perché Unità.tv rappresenta, a una valutazione analitica, uno strumento utile per (così la si sarebbe chiamata su L’Unità del Secolo breve) la sfida per l’egemonia del Pd in versione Matteo Renzi.

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