Palmira e le altre, dopo l’Isis l’Italia può ricostruire

Mondo
epa02664692 View of the theatre of the archaeological site of the ancient Roman city of Sabratha, on the Mediterranean coast, some 67 kms west of the Libyan capital Tripoli, 01 April 2011. Sabratha was established as a Phoenician trading-post which served as a coastal outlet for products of the African hinterland. It experienced its greatest prosperity during the 2nd and 3rd centuries AD. The archaeological site of Sabratha was inscribed as a UNESCO World Heritage Site in 1982.  EPA/MOHAMED MESSARA PICTURE TAKEN ON GUIDED GOVERNMENT TOUR

Cinque cose da fare subito per censire e tutelare il patrimonio culturale minacciato o colpito dai jihadisti. Il caso Libia e i tesori di Sabratha

L’Italia ha tutti i mezzi per prendere l’iniziativa capace di tutelare e ricostruire il patrimonio culturale minacciato o colpito dall’ISIS. Dopo gli eventi di Palmira, si è aperto un nuovo dibattito internazionale con l’importante contributo di Simon Jenkins. Sul Guardian di ieri, l’exdirettore del British Museum si riferisce ampiamente alla nostra iniziativa per ricostruire il patrimonio distrutto, ed apre il confronto su legittimità e possibilità delle ricostruzioni post-conflitto. Il governo italiano ha raccolto e rilanciato l’idea dei caschi Blu per la cultura, e deve dare attuazione a questo strumento, sotto l’egida Unesco di Unite4Heritage. Ed ecco 5 cose da fare subito.

1. È indispensabile rafforzare il censimento e la catalogazione del patrimonio a rischio. Lo si può e deve fare con tecnologie 3D; in modo finora poco coordinato, lo si sta facendo da più parti. L’Italia – che con il ministro Gentiloni ha firmato su questo un accordo con il governo iracheno – dovrebbe farsi subito promotrice di un coordinamento unitario in sede Unesco, e di un’iniziativa urgente in Libia, terra che le nostre Missioni archeologiche e i nostri studiosi e restauratori conoscono magnificamente. Si tratta di un’eredità archeologica, storica e monumentale (si pensi solo a Sabratha, Leptis Magna, Cirene) tra le più importanti del Mediterraneo e del mondo intero. Nell’ambito dell’iniziativa per stabilizzare la crisi libica, l’Italia potrebbe assumere anche questo ruolo.

2. L’Italia ha messo a disposizione dell’Unesco – grazie al Ministro Franceschini – i nostri Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale. Le nostre forze specializzate possono porsi alla guida dell’azione internazionale contro il traffico illecito, che costituisce una fonte non trascurabile di finanziamento per il terrorismo.

3. Occorre promuovere un progetto internazionale – sostenuto dall’Unione Europea, da finanziatori privati, e con il coordinamento dell’Unesco – per il restauro e la ricostruzione dei siti colpiti dall’Isis-Daesh. I ripristini sono possibili. Anche a Palmira, dove molte pietre colpite sono recuperabili in situ, ed esistono cave dei materiali originari negli immediati dintorni della mirabile città antica. Le notizie che ci ha fornito la Direzione guidata dal coraggioso e capace Maamoun Abdulkarim sono abbastanza incoraggianti. Certo, i restauri andranno programmati, finanziati, progettati, ma realizzati solo quando non vi saranno minacce belliche.

4. In Italia, grazie all’iniziativa dell’associazione che ho fondato, «Incontro di Civiltà» – con la direzione scientifica di Paolo Matthiae e il sostegno della Fondazione Terzo Pilastro, presieduta dal Prof Emmanuele Emanuele – noi stiamo realizzando alcune riproduzioni di opere cancellate dall’Isis, con lo scopo di presentarle al grande pubblico. Daremo nelle prossime settimane notizia dell’avanzamento di questo impegno di alto valore concreto e simbolico.

5. La cultura scientifica del nostro Paese è in grado di partecipare a un dibattito antico, divenuto di nuovo attualissimo: cosa si può ricostruire? Con quali tecniche? Troppe rovine moderne si aggiungono alle rovine dell’antichità. Troppo a lungo si attende perché le desolazioni delle guerre vengano riparate. All’origine del riscatto dopo il II conflitto mondiale vi è stato anche il potente valore del recupero del patrimonio trafugato dai nazisti agli ebrei, e le ricostruzioni di Montecassino, Dresda, o Varsavia: splendori della civiltà sfigurati dai bombardamenti. Sul piano politico, resta invece ancora debole la voce dell’Europa e dell’Occidente. Se la riconquista di Palmira da parte del governo siriano è stata un successo militare russo – noi non siamo certo alleati del regime di Assad -, non va dimenticato che il Consiglio di Sicurezza Onu ha deliberato in materia di lotta all’Isis, contrasto del traffico Illecito dell’archeologia e tutela del patrimonio, circa un anno fa, sempre su iniziativa di Mosca. L’Italia e l’Europa possono e debbono essere concretamente leader in questo ambito, in seno ad una Comunità internazionale che rimane purtroppo ancora riluttante.

Vedi anche

Altri articoli