Paita: “Ero sicura dell’assoluzione”. Ma quell’avviso le costò le regionali in Liguria

Politica e Giustizia
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Da sinistra e da destra qualcuno dovrebbe chiederle scusa

Dunque Raffaella Paita è stata assolta per non aver commesso il fatto e dunque non è responsabile di non aver diramato l’allerta per la terribile alluvione genovese del 9 ottobre 2014.

Stamane “Lella” ci ha detto: “Ero talmente sicura dei miei argomenti che ho chiesto il rito abbreviato, anche rischiando: ma come di vede, avevo ragione. E sono felice perché posso dire a mio figlio che la mamma si è comportata bene…”.

Sono stati anni durissimi per lei. Un’accusa infamante, gravissima. Un colpo tremendo alla sua immagine di amministratrice, di esponente politico, di donna.

L’avviso di garanzia le cadde in testa in vista della campagna elettorale per le regionali del 2005, che poi perse, battuta dal centrodestra di Giovanni Toti, e (anche) da quel pezzo di sinistra che sotto la regia di Sergio Cofferati ideò la candidatura di Luca Pastorino, fuoriuscito dal Pd e appoggiato da Sel, che creò non pochi problemi alla candidata del Pd (e di cui, a parte questo, non è rimasta gran traccia nella storia del Paese). Possiamo quindi ragionevolmente dire che per la Paita quell’avviso di garanzia fu – in negativo – determinante. 

D’altronde lo scrisse non un giornale di sinistra ma Panorama del primo giugno 2015: “L’elemento che forse ha danneggiato di più l’immagine della Paita è stato l’avviso di garanzia per concorso in disastro e omicidio colposo inviato a due mesi dal voto”.

Nessuno, ovviamente, può dire cosa sarebbe successo se quell’avviso non fosse mai stato spiccato. La giustizia non poteva fare diversamente, o forse sì. Forse il Pd avrebbe vinto anche in Liguria, forse no (tra parentesi, se avesse vinto anche in Luguria sarebbero state elezioni trionfali…): ma ormai è andata.

Quello però che molti dovrebbero fare è ingoiarsi tutto il veleno polemico sputato contro “Lella”, la quale “ha perso le elezioni ma non la dignità, l’onesta e il coraggio. Chi l’ha aggredita a livello politico oggi ha perso la faccia”, come dicono giustamente Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini.

Tornare a votare in Liguria non si può, e sta bene. Però, cari moralisti della sinistra-sinistra e del centrodestra, fate l’unica cosa da fare: chiedere scusa.

 

 

 

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