Pa: agglomerato indefinito di responsabilità individuali

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pubblica amministrazione burocrazia

Senza una radicale trasformazione, che introduca i principi propri di ogni organizzazione aziendale, un cambio di passo deciso è cosa molto difficile

Talvolta sembra che il recupero di livelli adeguati di efficienza da parte della Pubblica amministrazione sia impresa impossibile. Una fatica che ricomincia sempre da capo con scarsi progressi.

Eppure non mancano esempi virtuosi e casi di successo che hanno trasformato vecchi comparti dell’amministrazione statale in imprese di successo. Poste e Ferrovie dello Stato per esempio. Certamente non esenti da critiche, ma quasi irriconoscibili rispetto a un passato in cui non un treno arrivava puntuale e i plichi postali vagavano per la Penisola per settimane. Idem per Enel e Telecom, con tutte le differenze del caso.

A tutti hanno giovato alcune cose. Una più rigorosa organizzazione aziendale con funzioni gerarchicamente definite, l’afflusso di risorse umane pregiate e correttamente incentivate, la prevalenza del diritto privato nei rapporti di lavoro, l’utilizzo esteso di tecnologie informatiche. Per alcune di esse anche la privatizzazione, che le ha ancorate al rispetto di parametri economici precisi.

Al confronto la Pubblica amministrazione appare ancora come un agglomerato indefinito con responsabilità individuali scarsamente definite. Sarà interessante vedere se la recente riforma Madia potrà almeno parzialmente migliorare questo stato di cose. Ma temo che senza una radicale trasformazione, che introduca anche in quel settore i principi propri di ogni organizzazione aziendale, un cambio di passo deciso sia cosa molto difficile. Perché per esempio lo statuto del lavoratore pubblico deve essere diverso da quello di chi lavora in un’azienda privata? Non si tratta di una discriminazione senza giustificazione?

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