Che nel 2013 ci fossero truppe cammellate è cronaca

Amministrative
Matteo Orfini esce dal Campidoglio al termine dell'incontro con il sindaco di Roma, Ignazio Marino, 4 dicembre 2014. 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Stiamo lavorando per ridare dignità al Pd romano e lo stiamo facendo non mettendo la polvere sotto il tappeto, ma raccontando la verità

In un post su Facebook Matteo Orfini replica alle critiche che gli sono state rivolte per la sua lettura del voto delle primarie di domenica.

“Vediamo di capirci: la minoranza del Pd mi attacca per aver detto che nel 2013 a Roma c’erano le truppe cammellate, i capibastone e un partito travolto da Mafia capitale. Purtroppo non è una mia opinione. Ma pura cronaca. E dire che le primarie del 2013 erano organizzate e gestite da quel partito anche. Sono 14 mesi che ripuliamo e bonifichiamo. Questo ha un costo. Anche in termini di partecipazione, basta vedere i dati di Ostia e Tor Bella Monaca. Molti elettori a Roma si sono allontanati per lo spettacolo di quel partito.

Speranza mi invita a essere umile e a recuperare voti. È quello che a Roma facciamo da mesi (ieri Scenari politici ha pubblicato l’ultimo di una serie di sondaggi che racconta di come un partito che a giugno era dato al 16% oggi sia in testa quasi al 30%). Se oggi stiamo meglio è perché non abbiamo messo la polvere sotto al tappeto. E abbiamo raccontato la verità. C’era un partito malato, che non pagava gli affitti delle sedi, che accumulava milioni di debiti, che alimentava il trasformismo, che infeudava i circoli, che chiudeva gli occhi di fronte ai problemi, che si voltava dall’altra parte di fronte alle opacità amministrative e alle pressioni dei gruppi di interesse. Lavorando e soffrendo tutti insieme quel partito lo abbiamo cambiato. Mentre molti di quelli che oggi alzano il ditino si tenevano ben alla larga da Roma per non “sporcarsi” l’immagine.

Capisco che i protagonisti di quella fase di degenerazione ne abbiano nostalgia. Non capisco perché la minoranza del Pd la rimpianga. E non accetto che giochi al congresso sulla pelle di Roma. Dopo quanto accaduto in questi mesi fare le primarie è stato un atto di coraggio. Che più di quarantamila persone abbiano espresso una preferenza per uno dei sei candidati è un’ottima base da cui ripartire. Ma ovviamente non va sottovalutata l’astensione e nessuno lo ha fatto.

È chiaro che in quel dato c’è anche il disagio di un pezzo di elettorato. Ma non vedere come quel disagio è figlio anche e soprattutto di mafia capitale e attribuirlo nel suo complesso a un partito nazionale che quelle dinamiche ha avuto il coraggio di affrontare e denunciare è solo una cinica strumentalizzazione. Come strumentali sono gli attacchi di chi le primarie non le fa e oggi ci chiede di annullarle per uscire dal cul de sac in cui si è infilato. Credo che il mio amico Fassina capisca oggi perché gli suggerivo di fare le primarie: quando una candidatura la decidono in 3, gli stessi 3 possono rimangiarsela qualche mese dopo, come stanno provando a fare con lui – mostrando peraltro una certa ingratitudine.

Lo dico ai leader nazionali della minoranza: noi qui continuiamo a lavorare per vincere Roma. Siamo in partita, e anche solo 4 mesi fa nessuno ci avrebbe scommesso (sfido chiunque a dire il contrario). Noi invece ci abbiamo creduto. Se avete voglia di venire a dare una mano, ne siamo lieti. Se volete continuare a giocare al congresso fate pure. Ma non ve la prendete se non risponderemo più. Abbiamo cose più urgenti da fare: vincere le elezioni nella capitale d’Italia”.

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