Ora uno scatto d’orgoglio, una grande prova di senso civico

Roma
#romasonoio

Dobbiamo riscoprire tutta la bellezza di una parola: “comunità” e dell’essere cittadini. E’ lo sfondo migliore che una società può dare di sé

Bravo Alessandro Gassman. Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ci ha pensato un suo twitter, lanciato da lontano come hashtag #Romasonoio, diventato in pochi minuti virale, a trasformare in mobilitazione questo suo bel message in a bottle: «Noi romani dovremmo metterci una maglietta con su scritto ‘Roma sono io’ armarci di scopa, raccoglitore e busta per la mondezza, e ripulire ognuno il proprio angoletto di città. Roma è nostra, voglio vederla pulita. Diffondete questa notizia. Basta lamentarsi, basta insulti, facciamo!».

Dalle condivisioni e dai commenti molti sono passati alle ramazze, ai guanti, alla liberazione di energie positive, iniziando a pulire piazze e strade e giardini di questa nostra Capitale di guai, da troppo tempo in attesa di un segnale forte della politica. Noi tifiamo e speriamo che arrivi tra oggi e domani, con la nuova giunta Marino. Ma sappiamo che non ci sono bacchette magiche per far recuperare in fretta l’efficienza, la dignità e l’identità alla magica Roma. Inutile farsi illusioni, non saranno le superdonne e i superuomini con supercpoteri a guarire i mali della città.

Serve anche svoltare verso la responsabilità civica, se non vogliamo continuare a raccontare solo il peggio, prima il malaffare e le mafie capitali e oggi i reportage che la distruggono, dal Nyt che la vede come una “huge bin” ai turisti del Grand Tour Faidate con selfie ricordo con vista sulle decadenze, a contrasto con l’irriproducibile e leggendaria bellezza universale. Tifiamo, eccome se tifiamo, perché la nuova giunta comunale sia all’altezza, perché lo stato dei servizi diventi presto quello delle altre capitali europee, e l’attenzione all’intervento quotidiano, oggi ridotto ai minimi, torni ad essere massimo e non metta più a durissima prova il sistema nervoso dei romani. Però questo è anche il tempo in cui bisogna rimboccarsi le maniche, di avere voglia di frequentare le virtù civiche nel magma del cinismo.

L’ha tradotta così, nella sua Milano, il sindaco Giuliano Pisapia quando ha chiamato allo scatto d’orgoglio i milanesi feriti e colpiti dalla stupidità e dalla violenza degli scontri contro l’inaugurazione della vetrina mondiale dell’Expo, il successo del Made in Italy nel mondo. Tanti romani da ieri la stanno traducendo con un piccolo semplice gesto, come togliere un rifiuto da un angolo seicentesco, pulire un tratto di strada sotto i nostri piedi, magari quello a pochi metri dal nostro negozio o dalla nostra abitazione o accanto al garage. Segni che aiutano moltissimo tutti.

Se questo è un tempo anche di visioni e di azioni per la tutela delle nostre città e del nostro ambiente e dei nostri beni comuni, allora ‘adottare’ uno spicchio di Roma, come di altre città, forse non è da Libro Cuore o da libro dei sogni, e nemmeno significa caricarsi sulle spalle le responsabilità di chi aveva e ha il dovere ed è pagato per far funzionare una macchina amministrativa. Semmai è una dimostrazione di senso civico in una Roma che ha risorse civili straordinarie, che abbiamo iniziato a raccontare con la nostra campagna #antimafiacapitale, tirando fuori il mondo di sopra, un volontariato di strada straordinario e sottovalutato. Sappiamo bene che a qualcuno può suonare retorica, ma voler bene alle nostre città significa passare dal mugugno permanente, e spesso ampiamente giustificato, all’azione, come tantissimi italiani sanno e fanno soprattutto in anni in cui i bilanci dei Comuni fanno fatica a rispondere a tutte le necessità e ai bisogni vecchi e nuovi.

Dare una mano è una lezione di civiltà, ed è con chi non si tira indietro, con i volontari, con chi fa politica con questo spirito che siamo sintonizzati. In fondo questa reazione racconta molto della nostra storia, quella di una comunità di comunità, di una Italia fatta di territori, municipi, campanili, piccole imprese, associazioni, ma sostenuta moltissimo dai volontari e dal volontariato. La politica che ha un senso alto deve sedimentare e radicare una forte cultura dell’interesse generale, rimasta storicamente e rigorosamente fuori dal vocabolario nazionale, anzi vista con diffidenza, antipatia, disprezzo. Ma con le tossine in circolo di un’antipolitica impregnata di egoismo, di individualismo esasperato, di allarmi, paure e perfino di disprezzo della dignità umana, penetrate come mai nel profondo del nostro tessuto sociale, non si scherza.

Dobbiamo riscoprire tutta la bellezza di una parola: “comunità” e dell’essere cittadini. E’ lo sfondo migliore che una società può dare di sé. Marc Augé dice che la modernità ha bisogno di un nuovo umanesimo, ed è sicuramente questa una delle chiavi del presente e del futuro. In un Paese che sta cambiando, per voltare definitivamente pagina serve anche un appello come quello di Gassmann. Serve una politica che lo raccolga e che riconosca che la cittadinanza attiva è la dimensione fondante del nostro vivere civile. Devono farlo i democratici, per una semplice ragione: c’è scritto questo nell’atto di nascita.

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