Ora un Sì anche per l’America

Referendum
gente-che-cammina

In questo momento, lo si voglia o no, rimaniamo l’unica democrazia occidentale il cui governo non è permeato o minacciato dai veleni del nazionalismo, pensiamoci

Vorrei tanto che quel che è successo ieri negli Stati Uniti d’America spingesse quei miei concittadini di sinistra, intenti a guardarsi scrupolosamente il proprio ombelico, ad alzarsi dalla poltrona e affacciarsi alla finestra, rivolti al nord. Vorrei che da quella finestra riuscissero a vedere Ventimiglia, ed oltre. Magari anche il Brennero. Addirittura fino all’Ungheria. Copenaghen, la Manica, e quindi Londra, e al di là dell’Oceano fino all’America. Forse si renderebbero conto di quanto i populismi di destra e di falsa sinistra e i nazionalismi più biechi si stanno espandendo in tutto l’Occidente. Ieri in America la forte luce democratica di Obama ha lasciato il posto all’oscurità più volgare e offensiva che l’Occidente abbia mai conosciuto dal dopoguerra.

A questo punto vorrei chiedere a questa sinistra, ai miei compagni, che sono tutti presi a giustificare il loro No al prossimo referendum, se non pensano a cosa sta succedendo nel mondo. In questo momento, lo si voglia o no, rimaniamo l’unica democrazia occidentale il cui governo non è permeato o minacciato dai veleni del nazionalismo. Al contrario: è un governo verso i poveri, con un atteggiamento solidale verso i migranti, la loro accoglienza, attento nel ricucire gli strappi fra gli Stati europei, al richiamo dei temi che sono la sostanza della cittadinanza e dell’umanità. Per ironia o disgrazia della sorte, siamo rimasti l’unico Stato che ragiona e opera così. Per tutti i democratici d’Europa e d’America si presenta un periodo duro, in cui molto dovranno lavorare per rovesciare questa situazione.

A noi italiani tocca un compito maggiore: tenere in vita questo esempio. Vi sembra quindi giusto, in questa situazione che oggi tanto si è aggravata, avere ancora come unico obiettivo politico per giustificare la propria esistenza quello di una critica feroce a una riforma costituzionale – che potrà avere qualche limite ma risponde a esigenze moderne di semplificazione, facilità nel rapporto fra cittadini e istituzioni, ed è niente di fronte alla tragedia che si sta preparando?

Quando avremo da noi, al governo, il nostro Trump, che si chiami Grillo o Salvini, voglio capire dove ci metteremo queste polemiche sulla riforme costituzionale. E chi ci salverà dal giudizio della nostra gente. Il nostro compito principale è quello di difendere questi valori. Di metterli in pratica, di farsi sentire in Europa e alle Nazioni Unite. E di porci al fianco di tutti quei cittadini americani che si sentono umiliati e offesi da questa presidenza così lontana dai loro storici valori. Dai valori dell’America che abbiamo conosciuto e ammirato.

Il Sì che andremo ad esprimere il 4 dicembre acquista dimensioni e importanza ulteriore: non si tratta più di valutare la virgola, l’appropriatezza del punto e virgola o la qualità della scrittura di questa riforma. Si tratta di mantenere alti sentimenti, valori umani, politici, culturali che vanno ben al di là del singolo quesito. Chiunque pensa di utilizzare il referendum per far cadere questo governo, da oggi ci pensi bene, più di due volte. Sarebbe una ben magra soddisfazione ottenere il risultato che anche l’Italia si sommi a questo blocco terrifico che la crisi economica e la paura del futuro stanno costruendo.

Vedi anche

Altri articoli