Ora riprendiamoci il Pd di Roma

Roma
Il sindaco di Roma Ignazio Marino lascia in bici il Vaticano al termine del primo vertice sul Giubileo con Monsignor Fisichella. Roma 11 maggio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Le dimissioni di Marino erano inevitabili, ora però bisogna guardare oltre. I GiovaniDem della Capitale organizzano oggi un incontro per iniziare a farlo

Chi oggi pensa di entrare in uno stadio può, anzi deve, rimanere a casa. “Basta!”, l’assemblea promossa dai Giovani democratici di Roma per oggi alle 17:30 a Pietralata, non è un referendum su Marino, non sarà uno scontro tra tifoserie. Questo vuole essere un appello agli iscritti, ai romani, a tutte quelle forze che vogliono ripartire con noi per chiedere un aiuto, un punto di vista, per cambiare insieme. Abbiamo ritenuto inevitabile il passaggio della richiesta di dimissioni che il Partito democratico e il centrosinistra hanno fatto all’ex sindaco, ormai era quantomeno messa in dubbio la sua credibilità personale. Non rappresentava più il baluardo della legalità nella nostra città.

Siamo convinti che la radice del problema che ha portato anche alle dimissioni di Marino però venga da molto lontano: non c’è solo una Roma complessa da amministrare per la sua storia e per la sua grandezza contro corruzione e malaffare. Il vero problema di questi anni è stata l’assenza del Partito democratico di Roma, l’assenza di una strategia di lungo termine per governarla, l’assenza della politica.

“Non è politica, è Roma” diceva anche Ignazio Marino, non riuscendo però a collegarsi direttamente al tessuto sociale della Capitale, dovendo cambiare la sua squadra più e più volte e dovendo cercare tra quelli che rappresentavano un’idea di Roma nelle giunte di centrosinistra precedenti.

unnamedAbbiamo assistito al costante svuotamento del Pd Roma dal 2010, prima è diventato un comitato elettorale, poi un primarificio o il luogo della compensazione dei non eletti. Un luogo dove le scelte – quando prese – venivano solo ratificate. Altre persone e in altri luoghi decidevano quello che sarebbe successo. Abbiamo assistito a delle componenti che lo divoravano ogni giorno, per conquistare una fetta in più di potere, non rappresentavano nessuna idea, nessuna strategia per tenere in piedi il nostro partito o la nostra città. Le componenti sono diventate pian piano piccoli partiti che si sono sostituiti al Partito democratico.

Questa non è una denuncia che lascerà stupiti i più, stupirà piuttosto l’averla messa nero su bianco. Non siamo più disposti ad assistere a tutto questo: per tutti quei ragazzi che rappresentiamo nel nostro partito e fuori, per chi crede nel Pd e per i romani.

Ci chiedevamo perché le nostre idee non fossero mai accolte, le nostre proposte chiuse in un cassetto, siamo stati utili solo come api operaie di un partito che non si occupava più di politica, contenuti e temi. Per questo abbiamo cominciato a “prenderci” quello che prima avevamo sempre provato a “chiedere”. Abbiamo dato vita alla nostra Factory il 3 maggio per conoscere i problemi della città e provare a capire come risolverli; abbiamo avviato una riforma interna alla nostra organizzazione che farà cambiare radicalmente il nostro rapporto con la città; e oggi vogliamo dire la nostra sul partito.

Il commissariamento potrà solo avviare una riforma radicale del nostro partito, il nuovo Statuto ne è solo l’inizio. Ma questo cambiamento dovrà camminare sulle nostre gambe perché chi ci è stato non ha fatto bene e noi crediamo di poter dare una mano. Ricostruiamo insieme, possiamo ricominciare.

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