Ops, Travaglio si è arrabbiato: ora la contraerea è puntata su di noi

Il Fattone
Marco Travaglio al convegno "Partiti per le tangenti", Milano, 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Manipolazione e falsificazione delle fonti, il solito metodo del giornalismo come lo intendono al Fatto

Eh sì, doveva succedere ed è successo: è bastata una settimana di Fattone e il Fatto ha attivato la contraerea con un editoriale significativamente intitolato “Rondolingua”. Signori si nasce e Travaglio, modestamente, lo nacque. Se ne parlo qui non è per litigare – Travaglio mi fa tenerezza, come quei bambini caratteriali che richiamano l’attenzione degli adulti buttandosi per terra, quando basterebbe una carezza per mandarli a letto felici – ma perché l’articolo di oggi è un esempio perfetto di manipolazione e falsificazione delle fonti e, in quanto tale, illumina alla perfezione il giornalismo (absit injuria verbis) praticato dal Fatto.

Per dimostrare che cambio continuamente idea – anzi, precisa Travaglio, che sono “sempre a favore del padrone di turno” – il Nostro cita un gran numero di articoli. Vediamoli.

“Nel 2006 – scrive Travaglio – lavora a Canale5 e dunque si lancia sul Foglio in un peana al ‘gruppo dirigente Mediaset’ che tutti ‘dovrebbero ringraziare’”. Non lavoravo affatto a Canale5 e avevo invece scritto questo: “Se non si vuole ringraziare il gruppo dirigente di Mediaset, si potrà almeno ringraziare il libero mercato. Adesso però, e in modo paradossalmente convergente, sia Prodi sia Berlusconi sembrano voler schiantare quell’azienda, e non importa se piegandola ai propri voleri o delegittimandone la funzione. Insomma, e non suoni troppo paradossale: bisogna difendere Mediaset. Da Prodi e da Berlusconi”.

“Nel 2011 – scrive Travaglio – scrive sul Giornale e si bagna tutto: ‘Più volte Berlusconi ha ricordato la gioia che suo padre portava in casa come se avesse il sole in tasca’”. Ma il pezzo proseguiva così: “Quando Berlusconi racconta barzellette che non fanno ridere nessuno, è perché ha tirato il sole fuori dalla tasca. Quando si fa riprendere in mezzo ad una piccola folla urlante, davanti a quel Palazzo di Giustizia che gli italiani hanno conosciuto grazie ai tg Mediaset, cessa di essere il leader dei moderati e dei radicali (il suo capolavoro politico) e diventa un qualunque moderato radicale. Quando si autointervista a reti unificate con il simbolo di un partito dietro le spalle – e che importa se è il suo – tradisce simbolicamente i suoi elettori per confondersi con un qualunque capopartito”.

“Lui intanto – scrive Travaglio – fonda con Velardi il blog TheFrontPage, che insulta D’Alema (‘fanatismo del tono, approssimazione nell’analisi, balbuzie strategica’)”. Il pezzo però non è mio, ma di Antonio Funiciello: a FrontPage usavamo pubblicare libere opinioni di uomini liberi.

“Poi però – scrive Travaglio – Matteo perde le prime primarie e a Rondo piace un po’ meno: ‘Renzi fa peggio della Prima repubblica: partito per rottamare un’intera classe dirigente, si appresta a condividere con essa una quota di potere’”. Il pezzo, peraltro scritto prima dei risultati delle primarie, continuava però con queste parole: “Ma è davvero così? È Renzi ad aver scelto l’accordo più o meno sottobanco, o è il corpaccione del Pd che l’ha obbligato ad un oggettivo passo indietro? […] Lo scopo è quello di rassicurare l’opinione pubblica più vicina al Pd, bombardata ogni giorno dalle accuse che i bersaniani di ogni rito scagliano contro Renzi, fino a dipingerlo come un corpo estraneo, o persino come la quinta colonna dell’intramontabile diavolo Berlusconi. […] È questo ventre molle del partito, stratificatosi negli anni e abituato alla cooptazione e al compromesso, che ha frenato la corsa di Renzi fino ad imporgli il cambio di passo. Domenica conosceremo il risultato. Il sindaco di Firenze, però, sembra essersi già preparato alla sconfitta: ‘Cercherò di avere un po’ di spazio – ha detto ieri nel famoso fuorionda radiofonico – ma io non mi faccio comprare’”.

Capito come lavora Travaglio?

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