Ogni Stato si prenda cura dei poveri

Alimentazione
Former Brasil president Lula da Silva during his speech at 39/a Fao conference in Rome 06 June 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

L’ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva: “La fame non è un problema della natura ma un problema di responsabilità e di politiche economiche. Dobbiamo vincere la sfida della povertà”

LEsposizione universale di Milano è stata lungimirante nel porre l’attenzione sul problema della fame e della nutrizione. Questa è un’opportunità unica per diffondere il messaggio che è possibile vincere la sfida della fame e della povertà come alcuni Paesi stanno già facendo.

La condizione fondamentale per far sì che questo avvenga è considerare la fame come un problema dello Stato, affrontandolo mediante politiche pubbliche complete, con finanziamenti previsti nei bilanci nazionali. Sono qui per testimoniare che, se i poveri non vengono inseriti nel budget di ogni Paese e di ogni città, non vinceremo mai questa sfida. Ogni Governo deve ricordare che queste persone non partecipano ai sindacati, ai partiti e a volte non riescono neanche a protestare contro la fame che sentono.

I poveri esistono e devono essere presenti nei budget degli Stati. La lotta alla fame e alla povertà non può essere vinta senza promuovere lo sviluppo economico inclusivo che generi occupazione, opportunità e programmi efficienti della distribuzione del reddito. La Carta di Milano darà il suo contributo per una coscienza globale sulla sicurezza alimentare. La sicurezza alimentare è indispensabile per una vita sana e sostenibile a livello ambientale, sociale ed economico. Mi auguro che questo documento abbia un’ampia diffusione, nelle scuole, nei posti di lavoro, nella stampa, negli eventi sociali di tutto il mondo. Sono consapevole che l’invito a parlare qui all’Expo, in occasione del Forum dei Ministri dell’Agricoltura, è un riconoscimento generoso per quello che ha fatto il mio Paese nella lotta alla fame e alla miseria.

Questo successo appartiene a tutto il popolo brasiliano. Era impensabile che in un Paese così ricco di risorse umane e naturali, 50 milioni di persone vivesse al di sotto della linea di povertà. Eliminare la fame è diventato il principale obiettivo del mio Paese. Nel mio discorso di investitura ho affermato che mi sarei sentito realizzato nella vita se alla fine del mio Governo ogni brasiliano avesse potuto far colazione la mattina, pranzare e cenare. Abbiamo quindi investito in questo obiettivo. Qui è nato il programma “Fame Zero” e per questo ringrazio Graziano da Silva, oggi direttore generale della Fao. Fame Zero racchiude un insieme di politiche pubbliche articolate tra di loro; quella più conosciuta è “Bolsa Familia” che è considerata uno dei migliori programmi di distribuzione condizionata del reddito. Con un budget di circa 10 miliardi di dollari, questo programma ha aiutato nel 2015 oltre 14 milioni di famiglie, più di 50 milioni di persone.

Questi soldi inoltre movimentano il commercio locale e aumentano i posti di lavoro creando un circolo virtuoso. Il rafforzamento dell’agricoltura e il miglioramento delle condizioni di vita nelle aree rurali sono fondamentali per combatterla fame. In Brasile in 12 anni abbiamo aumentato il credito rurale da 22 miliardi a 180 miliardi, circa 60 miliardi di dollari, e questo ha fatto sì che si raddoppiasse la produzione di grano. Un ruolo speciale è stato riservato agli agricoltori familiari. Ci sono 4 milioni di piccole proprietà rurali in Brasile che forniscono circa il 70% degli alimenti che finiscono sulle tavole delle famiglie brasiliane.

Nel nostro Governo abbiamo destinato alla riforma agraria 51 milioni di ettari di terre, corrispondenti a più della metà della riforma agraria attuata in 500 anni di storia del Brasile. Abbiamo poi approvato una legge che obbliga i Governi locali all’acquisto del 30% del cibo destinato alle mense scolastiche dai piccoli produttori della loro regione. Questo migliora anche la qualità del cibo servito nelle mense scolastiche. Abbiamo costruito inoltre un milione di cisterne nelle regioni aride del Paese per garantire accesso all’acqua. Abbiamo creato un programma, “Luce per tutti”, per portare l’energia elettrica a 3 milioni di famiglie nelle zone rurali, trasformando così la loro vita. Abbiamo utilizzato 7,3 milioni di pali, 1 milione di trasformatori e 1 milione e mezzo di cavi elettrici con i quali si potrebbe fare il giro del mondo 35 volte. In questo modo abbiamo creato 466 mila posti di lavoro nelle città dove il programma è stato attuato.

Le politiche per la sicurezza alimentare, distribuzione del reddito e sostegno all’agricoltura, oltre all’aumento del salario, hanno permesso un miglioramento straordinario. Siamo riusciti in soli 12 anni a togliere 36 milioni persone dall’estrema povertà e portare 40 milioni di persone a un livello di reddito più alto entrando nella classe media, creando 22 milioni nuovi posti di lavoro. La grande notizia che abbiamo ricevuto nel 2014 dalla Fao è che il Brasile è uscito dalla mappa della fame. L’esperienza brasiliana ha confermato che lo sviluppo delle zone rurali aiuta la produzione e a creare posti di lavoro nelle città.

L’utilizzo di nuove tecnologie fa sì che si abbia meno deforestazione e più produttività. In Brasile siamo riusciti a passare dalla produzione di 6 milioni di tonnellate di grano alle 200 milioni di tonnellate l’anno. Negli ultimi 25 anni la produzione è crescita del 234%. E’ possibile quindi aumentare la produzione senza aumentare la deforestazione. Abbiamo inoltre 57 milioni di ettari coltivati a grano e il Brasile esporta il 39% di soia consumata nel mondo. L’agrobusiness rappresenta il 23% del Pil brasiliano. L’area della deforestazione (foresta amazzonica) è scesa da 27 mila ettari nel 2004 a meno di 5 mila ettari nel 2014. La recente approvazione della legge del catasto ambientale rurale aprirà la strada per il più importante processo di recupero forestale mai attuato nel mondo. Infine, voglio ricordare che il Brasile è il Paese che ha maggiormente contribuito alla riduzione delle emissioni di carbonio grazie all’adozione massiccia di pratiche agricole corrette.

Molto di questo progresso è stato possibile grazie allo sviluppo della tecnologia di agricoltura tropicale. Consideriamo un nostro obbligo condividere questa conoscenza con i Paesi impegnati nel settore alimentare e per promuovere lo sviluppo. Sono stimolanti i dati della Fao che dicono che sono scese da 1 miliardo a 800 milioni le persone che non vivono in sicurezza alimentare. Oltre a continuare a lavorare per sconfiggere la fame, dobbiamo prepararci per produrre più alimenti e di migliore qualità perché nel 2050 la popolazione mondiale passerà da 7 miliardi a 9,2 miliardi di abitanti.

Questa prospettiva ci obbliga a aumentare la produzione dell’agricoltura in modo sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e sociale, intraprendere azioni per ridurre lo spreco. Il mondo sviluppato può dare un grande contributo immediato adottando delle politiche di finanziamento per lo sviluppo dell’agricoltura nei Paesi più poveri e adottare pratiche commerciali più eque. L’Africa, se riceverà gli stimoli giusti, potrà diventare uno dei granai del mondo; non più un problema ma la soluzione. È strano come in molte aree del mondo il problema più grande sia quello della fame e in altre quello dell’obesità. Questo dimostra quanto ancora dobbiamo fare per costruire un mondo più giusto ed equo. La fame non è un problema della natura ma un problema di responsabilità e di politiche economiche.

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