Ode al catenaccio, la contro-rivoluzione del calcio europeo

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Il percorso sembrava ormai tracciato: un’inarrestabile evoluzione verso il trionfo dell’estetica. Ma la stagione in corso sta demolendo tutte le certezze

“Caro Mou, il calcio non è stato inventato per questo”. Era il 2014, solo due anni fa, e così tuonava il quotidiano spagnolo El Mundo dopo la prestazione tutta difensiva del Chelsea di Josè Mourinho, con la quale inchiodò l’Atletico Madrid (squadra che tornerà più tardi nel nostro racconto) sullo 0-0 allo stadio Vicente Calderon. Un atteggiamento, quello della squadra inglese, che fece andare su tutte le furie l’esigente squadrone mediatico iberico, che si scagliò contro il tecnico portoghese, colpevole tra l’altro di aver passato i tre anni precedenti sulla panchina dell’altra e più celebre squadra di Madrid, il Real, senza lasciare il segno.

Le aspre critiche contro lo Special One, in realtà, affondano le proprie radici in una vera e propria guerriglia storica contro il catenaccio, termine diventato ormai di dominio pubblico a livello mondiale, che descrive quell’atteggiamento tattico volto prima di tutto a non prendere gol. I detrattori più oltranzisti di questa filosofia calcistica sono sempre stati gli spagnoli, ma c’è stato un tempo in cui tutti in Europa erano schierati contro i veri creatori e detentori del brand, gli italiani.

Nessuno può dimenticare quando, in occasione della finale di Champions League tutta italiana tra Milan e Juventus a Manchester, le due squadre furono accolte in città con manifesti ironici recanti la scritta “No football – No football”.

Critiche ingenerose (a quell’epoca eravamo ancora i più forti in Europa) che però furono in parte confermate dal risultato di 0-0 finale e dall’epilogo solo ai calci di rigore. “Esiste un baratro – disse Arrigo Sacchi, non certo l’ultimo arrivato – tra i nostri gusti calcistici e quelli degli altri. All’estero sono squilibrati in attacco, noi in difesa. Del resto basta vedere la nostra storia, e non solo quella calcistica: non abbiamo mai fatto una guerra di sfondamento, ed anche quando avanziamo lo facciamo con prudenza”.

Questo succedeva ormai tredici anni fa. Di acqua sotto i ponti del calcio continentale ne è passata parecchia. L’Italia ha vinto un mondiale subendo 2 gol in tutto il torneo, il Milan e l’Inter hanno vinto due Champions League (2007, 2011) e nel mondo si è diffuso il culto del tiki taka barcellonista, che sembrava ormai aver condotto il calcio verso l’esaltazione dell’estetica e definitivamente archiviato l’epoca del difensivismo maniacale.

Questo percorso idilliaco, però, è stato bruscamente interrotto. Questa sarà forse considerata la stagione del grande ritorno del mito del catenaccio. Sì, perché sono successe tante cose quest’anno. In primo luogo il Barcellona, la squadra che secondo i più avrebbe vinto la seconda Champions di fila senza particolari patemi, è stata fatta fuori ai quarti di finale proprio dall’Atletico Madrid di Diego Simeone (ricordate? proprio quell’Atletico inchiodato sullo 0-0 dal Chelsea di Mourinho). La seconda squadra di Madrid, che ha anche vinto la semifinale d’andata contro il Bayern Monaco di quel Guardiola che il tiki taka l’aveva inventato, è l’emblema di questa contro-rivoluzione. Applicando uno stile di gioco già ribattezzato, in onore al tecnico argentino, cholismo (un mix di catenaccio, solidità e garra sudamericana) sta sbaragliando tutte le certezze dell’ultimo decennio.

E che dire del Leicester di Claudio Ranieri? La favola delle Foxies, che stanno portando a compimento la più grande impresa della storia del calcio moderno, poggia le basi sicuramente sull’inattesa esplosione di alcuni suoi giocatori di talento, su una concatenazione di eventi favorevoli, sull’entusiasmo contagioso che ne ha accompagnato la cavalcata, ma anche (soprattutto) su una solidità difensiva e una capacità di ripartire in contropiede fuori dal comune. La stessa Juve, che ha dominato ancora una volta la Serie A italiana, è in primo luogo una macchina difensiva quasi perfetta e non a caso quest’anno Gigi Buffon ha stabilito il nuovo record di imbattibilità della storia del calcio nostrano. E non è un caso che i bianconeri abbiano dovuto abbandonare il sogno di sollevare la coppa dalle grandi orecchie per una leggerezza difensiva senza senso all’ultimo minuto, proprio contro il Bayern di Guardiola.

Forse questa nostra tesi verrà smentita dalle prossime partite di Champions ed Europa League. Forse il Bayern di Guardiola vincerà 5-0 al ritorno contro l’Atletico e Cristiano Ronaldo farà tre gol al Manchester City dopo lo 0-0 ultra-difensivo della partita d’andata. Forse il Liverpool di Klopp vincerà 5-4 in rimonta contro il Villareal (altra spagnola che ha virato verso il difensivismo). Forse ai prossimi europei di calcio in programma in Francia vincerà chi fa più gol e chi gioca il calcio “migliore”. O forse no. E tutto, per ora, lascia pensare che il tanto bistrattato catenaccio italiano, benché ampiamente rivisitato in chiave moderna, abbia fatto breccia nel calcio europeo.

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