Nuovo congresso per il Pd? Domanda giusta ma in un tempo sbagliato

Riforme
Aula del Senato durante il voto finale al decreto sulle riforme costituzionali, Roma 13 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

E’ necessario dedicare tutta questa legislatura per provare a completare quello sforzo politico e istituzionale per rimettere in carreggiata il Paese

La richiesta di Roberto Speranza di definire la prospettiva politica del PD attraverso un immediato congresso, pone una domanda giusta, ma in un tempo sbagliato. Provo a dire perché di entrambe le cose a partire dalla seconda.
Siamo ancora, secondo me, nel tempo tracciato da Giorgio Napolitano nel suo discorso alla Camera il giorno del suo secondo insediamento. Le forze politiche disponibili si impegnino a tirare fuori il Paese dalla crisi e a fare quelle riforme costituzionali promesse, altrimenti questa XVII° legislatura segnerà una rottura definitiva fra Paese e Parlamento. La scommessa di Napolitano e di chi condivise e condivide ancora l’impostazione è di provare, perché non c’è alternativa e non ci sarebbe stata nemmeno con un nuovo voto, per il bene del Paese a convivere in una maggioranza temporanea. Il PD si è buttato a corpo morto su questa linea, sacrificando Bersani, prima con Letta e poi con Renzi.  Ma il tema degli esiti di questa esperienza sulla prospettiva politica dei singoli partiti rimane la domanda centrale.
Può davvero essere una situazione temporanea che non trasforma l’identità dei partiti questa convivenza? In questo senso la domanda è giusta, ma ripeto bisogna chiedersi se la fase che ha dato avvio è finita!
Ormai sono tre anni e a me pare che il bilancio sia ampiamente positivo e i dati sono lì a dimostrarlo e anche per le riforme costituzionali non si può negare (si può non condividere) che siamo ad un passo da un risultato importante.
 Per questo sono convinto che sia necessario dedicare tutta questa legislatura per provare a completare quello sforzo politico e istituzionale di rimettere in carreggiata il Paese. I paletti di questa carreggiata sono interni ed internazionali e non credo che si possa con facilità dire che l’emergenza è finita.
E’ giusto darsi una scadenza e ha fatto bene Renzi a dire che abbiamo bisogno di tutto il tempo della legislatura per fare il possibile. Poi come, prevede la legge, si torna al voto, ma sarà innegabile che lo faremo in modo diverso e con più chiarezza  e possibilità di incidere da parte  del cittadino-elettore. Per quanto riguarda il PD il rischio che questa esperienza sia senza ritorno c’è, ma al congresso le opzioni politiche sulle quali ci si confronterà dipenderanno tutte dalle condizioni che matureranno da qui alla fine del 2016. La situazione economica e il referendum costituzionale daranno le basi per un progetto politico di lunga durata, prima è impossibile. Nel frattempo converrebbe concentrarsi sulle cose da fare (sono moltissime e tutte urgenti, dalle pensioni al lavoro per i giovani) e sull’organizzazione del partito che risente molto della “sospensione” della sua identità.
Questo non vuol dire che non si deve discutere, anzi. Ma la discussione per essere efficace non deve sbagliare i tempi. Adesso è il tempo di fare quelle cose che abbiamo promesso ai nostri elettori (di fare e non dire di fare) sapendo che dobbiamo mediare e che la situazione internazionale non ci lascia respirare per la sua gravità ed urgenza, nel 2017 il congresso convocato come da statuto sarà la sede giusta per una sfida tutta politica sulla prospettiva.
Io spero di arrivare al 2017 avendo vinto nelle grandi città che vanno al voto, vinto il referendum costituzionale e senza guerra in Siria e in Libia. Allora sì che sarà davvero un bel dibattito.

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