Nostradamus-Di Battista: “La realtà? Sono cavilli…”

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dibba

Comizio in aula da anni Settanta, d’altronde quell’aria la conosce fin da piccolo

I comizi li sa fare, Dibba. Quel genere di comizi che non muore mai, quello che si faceva montando sopra un banco di scuola o con un megafono in mano, o nella piazzetta del paese o nel cortile di un caseggiato. Di Battista, abbiamo scoperto da un servizio di Tagadà, ha respirato un’aria militante fin da piccolo – un’aria di destra – e si sente.

Alla Camera stamattina il suo era un intervento atteso, perché come si sa la mozione anti-Boschi è di quei Cinquestelle di cui Dibba è uno dei due leaderini (l’altro è l’uomo d’ordine Di Maio, mentire lui è il gruppettaro, l’uomo del disordine).

Ebbene, dopo un esordio fulminante ma anche preoccupante – autonominandosi “portavoce di un popolo intero”, espressione enfatica per Napoleone Bonaparte figuriamoci per lui – Dibba ha cominciato a sparacchiare contro l’universo mondo, che per lui coincide con il Pd e con Renzi (e anche questo è preoccupante).

Il comizio ha funzionato, il discorso politico no. Perché Dibba avrebbe dovuto entrare nel merito, punto per punto, un po’ come fa il direttore dell’organo del suo partito Travaglio, maestro nel costruire grattacieli di fuffa ma almeno qualcosa di concreto, mescolando vero e falso come nella rubrica della Settimana enigmistica, prova a fare. Invece Dibba no, si è scagliato contro “i cavilli e controcavilli”, vale a dire le argomentazioni di merito, quelle che dovrebbero essere al centro dei discorsi politici; e si è riparato dietro i consueti deliri apocalittici contro “le banche”, l’universo parallelo che gli guasta le notti e gli consuma cuore e cervello.

Le banche! I partiti! Anzi, “i partiti e le banche sono la stessa cosa”! Una visione tragica della realtà – quella di Nostradamus-Dibba (copyright Ettore Rosato) –  nella quale la politica è pura finzione (“Ipocriti!, ha concluso Dibba il discorso), un gigantesco pirandellismo che avviluppa il presente di un popolo vessato, impoverito, straccione che ormai ha un’arma sola ma possente: i Cinquestelle, vigili sulle malefatte “dei partiti” – tranne quando bisogna portare a casa un membro del cda Rai o un giudice della Consulta -, e lui, Nostradamus-Dibba, molto “macho” nell’esporre il petto alla sconfitta della propria mozione ma ancora più fiero di aver rinverdito i fasti dei comizietti di tanti anni fa.

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