Non temiamo Internet, ma aiutiamo i bambini a utilizzarlo al meglio

Internet
Una bambina guarda la televisione e un ragazzo naviga su internet in una foto d'archivio. ANSA / FRANCO SILVI

Proibire ai più giovani di utilizzare la Rete sarebbe un errore. Gli adulti (e adesso anche la scuola) possono guidarli a un uso consapevole

Internet è un “luogo” sterminato, pieno di pericoli, d’incertezze, di personaggi dai quali è bene tenersi lontani. Ma è anche un luogo meraviglioso, fatto di storie che s’incrociano, di contatti, d’informazione, di persone che condividono a distanza anzitutto il fatto di essere umani.

Tutto ciò che apre ed estende i confini porta in dote molti più doni e possibilità che pericoli. Visualizziamo questo concetto molto più facilmente quando si parla di uomini in carne ed ossa e confini fisici e geografici, e comprendiamo la bellezza della grande sfida di una società aperta e integrata, carica di humanitas e dignità, quella per cui ci battiamo. E ci battiamo sia contrastando chi vuole alzare i muri, sia educandoci a vivere nella società di oggi e che immaginiamo per il domani.

Quest’immagine si adatta molto bene anche a Internet. Dove non esistono, però, confini fisici e le informazioni viaggiano così veloci, che fermarle è pressoché impossibile. Non è tempo per luddisti, sono sconfitti in partenza. Se ci indigna con facilità l’idea che si possano alzare muri tra le persone per proteggerci, non altrettanto ci indigna l’ipotesi, ancor più concettualmente assurda e irrealizzabile, che si possano alzare muri nella Rete.

Questi sentimenti sono comprensibili, perché mossi da istinto di protezione verso i più indifesi: i nostri bambini. Il nostro dovere, sia come genitori, sia come educatori, sia come legislatori, è sublimare questo sacrosanto sentimento in razionalità, sicurezza, educazione. Per far sì che la Rete sia più sicura per i nostri bambini, non bisogna quindi proibire loro di entrarci. È naturale avere paura che si perdano, normale temere che qualcuno possa far loro del male, tanto che essi stessi (come mostrano numerosi rapporti europei) ne sono consapevoli. Ma l’unico strumento che abbiamo per far sì che non accada non è vietare, è accompagnarli. Proibire è più semplice, però anziché risolvere i problemi, li moltiplica.

Da genitori, educatori, insegnanti, adulti in generale, abbiamo quindi il dovere di accompagnare i minori nella comunità virtuale, incoraggiando un uso critico e consapevole di Internet e delle nuove tecnologie. Mostrando rischi e opportunità, trascorrendo del tempo con loro. Per i nostri bambini la realtà e la Rete non sono due mondi separati, sono uno. Ed è in quell’unico mondo che dobbiamo aiutarli a muoversi.

Con il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, il governo e il Pd hanno posto rimedio a un ritardo drammatico del nostro Paese: un recente rapporto Eurydice mostrava che, di trenta Paesi presi in esame, solo sei non prevedevano che a scuola si educasse a un uso consapevole della Rete. L’Italia era tra questi. Adesso non più. L’educazione alla Rete, e la conseguente formazione dei docenti con annessi investimenti, è entrata nella nostra scuola come elemento cruciale.

Se riusciremo in questa piccola grande impresa, magari avremo ragazzi capaci di aprire un link andando oltre il titolo, di verificare la veridicità di un’informazione, misurare l’affidabilità di un sito web, evitare la diffusione indiscriminata di informazioni e immagini personali. E magari, chissà, quei ragazzi potranno insegnare a qualche adulto come si fa.

Con questo spirito, celebriamo oggi con numerose iniziative in tutto il paese, la Giornata Mondiale per la Sicurezza della Rete, promossa dalla Commissione Europea: non dimenticando mai che sicurezza viaggia a braccetto con libertà, opportunità, educazione.

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