Non sprechiamo vent’anni di rinnovamento della sinistra

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Chi ha partecipato alla nascita dell’Ulivo e del Pd non può aver paura del cambiamento

Fin da ragazzo ho sempre dato il mio voto al Pci, ho sempre seguito con passione quanto in quel partito accadeva, ho sempre sostenuto una visione che portasse l’Italia a diventare diversa, a diventare quella che sarebbe stata se le vicende internazionali della Guerra fredda non l’avessero resa terra di confine, ho sempre apprezzato gli sforzi che quel partito ha fatto per essere un partito comunista diverso e più aperto e moderno. Nello stesso tempo non potevo non apprezzare alcune cose che dalla opposta Dc venivano fatte per il paese.

Dal 1994 mi sono impegnato fino ad assumere un piccolo ruolo nella mia città, Padova, nel processo di cambiamento che avrebbe portato alla costruzione del Pd che allora era ancora solo quasi una parola sognata. Mi sono battuto, nel mio piccolo anzi piccolissimo ruolo, per fare in modo che le primarie diventassero il modo per scegliere il personale politico. Nel passato recente ho prima dato il mio voto a Bersani, che stimo come una persona di grandissima onestà intellettuale e morale, ma quando le note vicende dopo poco hanno ripresentato la scelta ho votato per Renzi, memore anche di quanto disse Bersani il giorno della propria vittoria: “La prossima volta toccherà a te”.

E sono contento ora più che mai di aver fatto quella scelta. Finalmente un giovane pieno di energia e di voglia di fare e di riuscire. E finalmente qualcuno che questo partito l’ha fatto vincere davvero. E’ ambizioso, benissimo, ma ha anche detto che se perde il referendum va a casa e io gli credo.

Vedo ora persone nel Pd che anagraficamente sono giovani (rispetto a me non di poco), ma politicamente sono vecchie, non hanno capito che difendere ad oltranza una visione sociale sorpassata senza operare perché ne sia possibile una nuova adatta ai tempi è perdente. Non hanno capito che continuare a creare contrapposizioni senza cercare quei compromessi che il grande Berlinguer, di cui molti si riempiono a sproposito la bocca, fece suoi non porta da nessuna parte.

Chi ha paura del cambiamento si deve ristudiare quello che fecero i partigiani per favorire la nascita di una nuova Italia. Mi ha rattristato leggere la posizione dell’Anpi. Sono sicuri i dirigenti di quella associazione che sia nello spirito della Costituzione, che la generazione di mio padre contribuì a rendere possibile, vietare una libertà politica individuale come quella di fare propaganda e attivismo per il Sì? In quella Costituzione c’è scritto il contrario. E quella parte di Costituzione mi risulta che nessuno la voglia modificare.

Di recente il segretario del partito ha chiesto di rinunciare a contrapposizioni interne per affrontare insieme nel merito le questioni relative alle riforme, peraltro ormai votate definitivamente, almeno fino al referendum. Io non auspico (né mai l’ho fatto) che si torni ai consensi plebiscitari di antica memoria, che magari fanno parte del bagaglio culturale di taluni che ora sono opposizione interna, ma vorrei seriamente che lo spirito costruttivo che ha portato me e molti altri a fare una piccola parte nel processo di rinnovamento non fosse vanificato.

Spero che l’anno in cui ho compiuto 66 anni sia quello in cui in Italia si vedranno finalmente delle riforme attuate e non solo sperate.

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