Non solo Sporting Locri: alcune idee per aiutare la funzione sociale dello sport

Sport
Alcuni bambini della scuola elementare Carlo Pisacane durante un'iniziativa contro il razzismo, Roma 17 marzo 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Su un campo possono nascere integrazione, coesione, cultura e si toglie ossigeno alla criminalità. Ma lo Stato deve fare la sua parte

La vicenda della squadra di calcio dello Sporting Locri ha riacceso i riflettori su questioni di notevole rilievo che però, troppo spesso, agli occhi dell’opinione pubblica cedono il passo dinanzi a problemi che vengono considerati di portata più generale.

Il tema è quello dell’attenzione che ciascuno di noi, la politica in particolare, rivolge al mondo dello sport. Siamo proprio sicuri che stiamo cogliendo davvero il valore di questo settore nella vita sociale del Paese? E siamo sicuri che ciascuno di noi stia facendo tutto quel che è necessario e possibile per promuovere lo sport? In questi ultimi mesi, il Governo ha contribuito a restituire dignità allo sport nazionale, mettendo in atto sforzi notevoli in direzione di una riqualificazione dell’impiantistica, uno dei talloni d’Achille dell’intero sistema Italia. E il clima di costruttiva collaborazione che si respira tra le istituzioni politiche e il Coni è un fatto incoraggiante che ci induce a ben sperare per il 2016.

Purtroppo, dobbiamo anche osservare che, a tutti i livelli, la politica è costretta a considerare quelli dello sport problemi “di serie B”. Eppure le associazioni sportive dilettantistiche, le federazioni, i comitati locali del Coni compongono uno dei tessuti più importanti che avvolgono l’ossatura sociale del Paese. Lo sport è integrazione. Lo sport è coesione sociale. Lo sport è cultura, educazione e rispetto: delle regole, degli avversari e di se stessi, verso il corretto sviluppo psicofisico della persona.

Tuttavia, in enti locali sempre più sofferenti sul piano finanziario, sovente per errori e responsabilità ereditate, lo sport finisce per occupare uno dei gradini più bassi, se non il più basso, sulla scala della priorità. È una visione miope. Soprattutto al Sud, infatti, lo sport salva i ragazzi mettendoli al riparo dalle lusinghe della criminalità organizzata. Gli allenatori sono maestri di vita ed educatori; i compagni di squadra, co-protagonisti di un impegno condiviso e di una fatica costruttiva. La vittoria è un collante formidabile e rende giustizia ai sacrifici fatti; la sconfitta, invece, tempra ed è a sua volta pedagogica.

Oggi parlare delle ragazze dello Sporting Locri non significa solo esprimere solidarietà nei confronti di chi sente minacciata la propria libertà ma anche ribadire la centralità dello sport nella nostra società e soprattutto la sua funzione nell’opera di costruzione dell’Italia di domani. Lo sport non può chiudere per minacce. Anche per questo cogliamo l’occasione per ringraziare il Csi e i ragazzi che zaino in spalla e pallone sotto braccio, da ogni parte d’Italia verranno a Locri il 6 gennaio, per una giornata di condivisione, solidarietà e speranza. Una festa di sport in piazza per tutte le squadre di basket, calcio e volley, che vorranno esserci per partecipare gratuitamente ai tornei e segnare un punto decisivo nella lotta alla criminalità organizzata.

Ma per realizzare quell’Italia migliore a cui tutti noi vogliamo contribuire, è indispensabile puntare anche sullo sport. È un investimento in salute, in integrazione sociale dei diversamente abili, in cultura, in formazione, in ambiente, in legalità. Un investimento sicuro che produce una resa altissima ma che impone anche provvedimenti normativi adeguati.

Si potrebbe pensare a un beneficio fiscale per chi, con spirito di liberalità, riqualifica a proprie spese un impianto sportivo della propria città o per chi fornisce materiali tecnici a squadre e ragazzi che non possono permetterseli. Sono molte, troppe le associazioni o gli enti locali che hanno difficoltà a manutenere gli impianti sportivi garantendone fruizione, agibilità e sicurezza. E perché no, anche allineare le leggi regionali in materia di sport che troppo spesso presentano un comune denominatore sul piano dei principi e dei valori, ma profonde differenze sul fronte dell’impegno finanziario che a volte è puramente simbolico. Infine, riteniamo necessario incentivare la pratica sportiva nelle città, grandi e piccole, mediante forme di “premialità” che riconoscano a chi pratica seriamente una disciplina sportiva piccoli bonus, benefici, sconti in una dimensione di cittadinanza sempre più europea, sempre più integrata, sempre più “smart”. È un auspicio: un augurio che affidiamo all’Italia per l’anno nuovo.

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