Non si può umiliare una persona in nome della purezza

Politica e Giustizia
Il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, durante la conferenza di Alto Livello "Costruire un ponte energetico sul Mediterraneo" presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Roma 19 novembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Nel caso che ha travolto Federica Guidi, come in Purity di Jonathan Franzen, libertà e totalitarismo finiscono per essere due facce della stessa medaglia

Finito di leggere Purity, l’ultimo romanzo di Jonathan Franzen, ci si sente schiacciati dalla pressione di un mondo “in frantumi”, come lo definisce la stessa protagonista. Nessuna scialuppa a salvarci dal mare nero della constatazione di fondo: libertà e totalitarismo possono finire per somigliarsi.

purityL’architettura del romanzo, meticolosa e raffinatissima, si muove in confini molto vasti. Ci sono i miliardari statunitensi, i ragazzi di Occupy che sparlano di nuovi mondi impossibili, gli apparatchik della Ddr e i propri avversari, santoni dell’informazione alla Julian Assange. La storia ci porta a ripercorrere il dorso del tempo: dalla Germania dell’Est, all’alba della caduta del muro, fino alla California e il Sud America dei nostri giorni.

Qui trova rifugio Andreas Wolf, presidente di una sorta di WikiLeaks, che diffonde informazioni riservate con lo scopo di portare alla luce traffici illeciti. Tutto è claustrofobico e smisurato allo stesso tempo. Anche le relazioni umane che Franzen muove sulla scena lo sono. Sia quelle di coppia che quelle genitori-figli si avviluppano nell’incapacità di amare, nell’ossessione e nella disfatta. Scontano tutte il peso dell’inadeguatezza e i sensi di colpa che ne derivano. Fino all’ultima delle nevrosi.

I temi sono tanti: proliferazione nucleare, un sistema economico sempre più contraddittorio, la torbida segretezza delle comunicazioni, una privacy ridotta a brandelli. Oltre a questo, come se non bastasse, la velata critica ai fedelissimi della rete. Paradigma di libertà, democrazia e trasparenza. Ne siamo ancora sicuri? Franzen, in filigrana, sembra schierare socialismo e internet dalla stessa parte. Nel carosello dell’intreccio narrativo, ogni personaggio, poi, ha in serbo una confessione da fare e insieme una da subire. Ci si incolpa a vicenda, si urla e si piange. E come per uno strano effetto ottico che capovolge il punto di vista, più si invoca l’ideale di purezza, più questo principio sfugge.

I richiami all’attualità possono dipanarsi in una miriade di esempi concreti. Ma il caso che mi veniva in mente con più insistenza, mentre leggevo, è uno dei più recenti: Tempa Rossa.

Negli atti resi pubblici dalla magistratura sono emersi stralci di conversazioni private fra l’ex ministro Federica Guidi e il suo compagno, Gianluca Gemelli, che c’entrano davvero poco con le indagini in corso. In nome di un’ideale incontestabile – quello di giustizia – il risultato è stato quello di calpestare la dignità di una persona che, per altro, non è neanche indagata. Ascoltare i lamenti della Guidi significa sobbarcarsi un forte senso di imbarazzo. Seguito, personalmente, da uno di indignazione. Pretendere che venga fatta chiarezza è un atto dovuto, certo. Perseguirla con ogni strumento anche. Ma utilizzare intercettazioni che non sono legate all’inchiesta, perché non aggiungono nessuna informazione decisiva al caso, ha come unico effetto quello di umiliare una donna.

Da un lato la piaga della corruzione e del malaffare, ormai insopportabile per il nostro Paese. Dall’altro la devozione verso una forma di purezza che in nome della trasparenza è disposta a sorvolare su violazioni che trovo del tutto illegittime.

La purezza, così come la giustizia, deve rientrare nel rango degli ideali. È una tensione a, un motore verso. Ciò che nella realtà non sempre è, ma che invece dovrebbe essere. La luce che guida una condotta onesta. Ma ho come l’impressione di assistere alla trasformazione dell’ideale in culto. Una variante del narcisismo moderno? Ci si bea della propria purezza d’animo per costruire uno spartiacque. Una linea divisoria che attraverso la classificazione dell’altro ci faccia sentire certi della nostra identità. Cittadino/politico. Operaio/imprenditore. Contribuente/evasore. Io sono così perché tu non lo sei. Il tutto, senza tener conto che la realtà vive di zone d’ombra schive e molto complesse.

“Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano, mi sono rotta… a 46 anni… tu siccome stai con me e hai un figlio con me, mi tratti come una sguattera del Guatemala”. Sono passi di una conversazione privata che avrei preferito non leggere. E certo non li difendo in nome della trasparenza e della purezza d’animo che si richiede ai nostri politici. Il Ministro Guidi ha fatto bene a dimettersi. La magistratura saprà delineare un quadro più esaustivo.

Ma io non mi sento di dire che in nome della giustizia, e della purezza dei comportamenti, ci si possa arrogare il diritto di umiliare una persona. Perché la purezza, se estremizzata, finisce per assomigliare al proprio rovescio.

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