Non possiamo essere terremotati a vita

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In tempi nei quali si parla di fare grandi opere necessarie a creare posti di lavoro non mi viene in mente una grande opera più straordinaria e necessaria della messa in sicurezza del territorio

Ogni volta che la terra trema è un incubo che torna. Ogni volta che abbiamo la sensazione di uscire dal baratro e di rialzarci il terremoto torna inesorabile. Eppure non possiamo essere dei terremotati a vita. L’esigenza di normalità non è soltanto psicologica, serve a chi vuole restare a vivere in queste terre dell’Appennino, a chi vuole investirci, a chi vuole costruire qui il proprio progetto di vita.

Le aree interne andranno incontro ad un inesorabile spopolamento se non si farà nulla. La messa in sicurezza del nostro territorio non può più essere un argomento di cui discutere soltanto quando accadono le tragedie. Deve diventare una missione. 

Superiamo anche alcuni luoghi comuni, come quando sento accostare l’Italia a esempi quali il Giappone o la California. Noi abbiamo un edificato storico. O decidiamo di demolirlo integralmente oppure, se è vero che è parte della nostra identità e occasione di sviluppo economico, decidiamo di discutere di come renderlo sicuro.

Serve una grande pianificazione pluriennale di messa in sicurezza del nostro territorio nella quale lo stato dedichi anno dopo anno le adeguate risorse economiche.

Mi viene detto che alcuni potrebbero obiettare che in tempi di crisi economica stressare i bilanci dello Stato ogni anno per rendere antisismico il territorio potrebbe non rappresentare la priorità. A tutte queste persone però voglio rivolgere questa domanda.

Siamo certi che a fronte dei soldi che lo stato deve impegnare ogni volta che c’è una calamità, procedere ad un piano di messa in sicurezza per tempo non rappresenti un risparmio? Noi siamo convinti di sì.

Anzi in tempi nei quali si parla di fare grandi opere necessarie a creare posti di lavoro non mi viene in mente una grande opera più straordinaria e necessaria di questa.

Questa ancora prima che una grande battaglia politica è una grande battaglia di civiltà. Le scosse di questi ultimi giorni ci confermano che non si può più aspettare

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