No alla personalizzazione del voto sul referendum costituzionale

Riforme
Italian Premier Matteo Renzi during his speech at Florence's Niccolini theatre, Florence, 02 May 2016. Renzi said his government was about to tackle its biggest challenge yet on Monday as he kicked off the campaign for a yes vote in this autumn's referendum to ratify its Constitutional reforms to overhaul Italy's political machinery. ANSA / MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Parliamo di merito e non perdiamoci nel contorno del dibattito, in palio c’è il futuro della nostra democrazia

Il dibattito sul referendum costituzionale è ormai entrato nel vivo. Ci ha pensato il Presidente del Consiglio e segretario nazionale del Pd Renzi attraverso l’annuncio della ormai prossima formazione di 10 mila comitati promotori del si’ per la consultazione di ottobre. Ora, al di là della coincidenza di questo annuncio con la campagna elettorale per le elezioni amministrative, una cosa è certa: il confronto politico, e di merito, sul prossimo referendum costituzionale fa parte dell’attuale agenda politica. E non c’è dibattito sul voto nelle più grandi città italiane per la scelta dei futuri sindaci che possa distogliere il confronto “sull’Italia del si’ e sull’Italia del no”. E questo per la semplice ragione che lo stesso Renzi, per motivi del tutto comprensibili, ha messo in gioco addirittura la sua carriera politica sull’esito di quel referendum.

Ecco perché ritengo che su questo tema vanno richiamati almeno 3 punti, in attesa che il confronto di merito decolli compiutamente dopo il voto amministrativo di giugno. Innanzitutto va sottolineato con forza che il prossimo referendum non può essere ridotto ad un referendum sulla carriera politica del Premier. Perché se così fosse ci troveremmo di fronte ad una contesa che esula radicalmente da ogni confronto di merito. E un referendum che decide di cancellare 46 articoli della Costituzione non può essere ridotto ad una “questione personale”.

In secondo luogo non dobbiamo affatto stupirci delle “alleanze” che si verificano in una normale consultazione referendaria. Qui il pluralismo delle scelte è bandito alla radice. O c’è un si’ o c’è un no. Certo, ci sono alleanze variabili e del tutto inedite. Verdini, Formigoni, Alfano, Cicchitto e moltissimi esponenti di punta dell’ex centro destra che saranno attivi per il si’ al referendum costituzionale a difesa di Renzi e di tutto il Pd fa il pari con l’alleanza, altrettanto inusuale e singolare, tra il movimento 5 stelle, una parte di Forza Italia, la Lega e i più insigni esponenti del costituzionalismo democratico del nostro paese. Non è uno scandalo e non può fare scandalo.

E’ appena sufficiente rileggere la storia referendaria nel nostro paese per rendersi conto che le cosiddette “maggioranze variabili” hanno contrassegnato il destino dei vari quesiti sottoposti al vaglio elettorale. In ultimo, il merito. Come ha detto lo stesso Renzi nel suo intervento in Parlamento, con questo referendum c’è la possibilità concreta di confrontarsi sul “merito” della contesa elettorale. E cioè, sul modello democratico – o autoritario – di questa riforma; sul futuro delle nostre istituzioni democratiche; sulla qualità della nostra democrazia dopo questo massiccio intervento di riscrittura costituzionale; e, infine, sulla possibilità, o meno, dopo l’esito di questo referendum, per la nostra Costituzione di continuare ad essere il faro che illumina e custodisce la nostra sempre fragile democrazia repubblicana. Appunto, il merito e non il contorno del dibattito referendario.

Con una postilla finale. Il confronto politico, culturale e giuridico su questo referendum e lo stesso esito elettorale non possono e non devono essere il viatico per dar vita a nuovi equilibri politici, a nuovi partiti politici o a nuove occupazioni del potere. Il dibattito su un tema decisivo e discriminante per il futuro della nostra democrazia e delle nostre istituzioni democratiche sarà tanto più serio e tanto più credibile se sarà del tutto spersonalizzato e alieno da qualsiasi ricaduta sugli organigrammi politici e partitici.

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