Non moriremo di burocrazia

Riforma PA
Il ministro della semplificazione e pubblica amministrazione Marianna Madia, durante il convegno "La fatturazione elettronica, la rivoluzione non può attendere" al Tempio di Adriano. Roma 02 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

La riforma della PA per uno Stato più semplice

Caro direttore, nel suo articolo di ieri Lei ha colto il senso profondo della riforma della pubblica amministrazione che mi auguro sarà approvata in via definitiva la prossima settimana. L’obiettivo della riforma è proprio quello di semplificare uno Stato divenuto pesante per la sovrapposizione di norme che si sono sedimentate da decenni. Siamo uno Stato complesso e complicato.

Un coacervo di norme che, aggiunto ad una sovrapposizione spesso confusa dei livelli di amministrazione, rende difficile per il privato agire e investire a causa di una burocrazia che non fornisce risposte o lo fa in tempi lunghi e incerti. Dobbiamo costruire uno Stato più semplice, fissando con chiarezze le norme, chi fa che cosa e in quanto tempo: questa è la riforma della pubblica amministrazione. Nella delega abbiamo inserito misure di semplificazione del sistema di autorizzazioni per migliorare la vita quotidiana dei cittadini e agevolare lo sviluppo economico.

Abbiamo semplificato la conferenza dei servizi; chiarito quali atti siano soggetti ad autorizzazione e per quali non serve alcuna autorizzazione espressa; introdotto il silenzioassenso tra le amministrazioni (che non rappresenta, come strumentalmente sostengono alcuni, un incentivo a cementificare ma impone a ciascuno di assumersi la responsabilità di decidere); resi certi i tempi in cui l’amministrazione non può più cambiare idea; introdotto un regime accelerato per i grandi insediamenti produttivi che abbiano rilevanti  effetti su economia e occupazione. Sono però consapevole che non basti approvare una riforma perché questa sia effettivamente in grado di cambiare il paese.

La vera sfida della riforma della pubblica amministrazione che punta a ricostruire la fiducia tra cittadini e stato, sostenere lo sviluppo e incentivare l’occupazione, valorizzare i pubblici dipendenti come motore del cambiamento e recuperare risorse da restituire ai cittadini sotto forma di servizi è la sua attuazione. Avremo fatto la riforma quando riusciremo ad entrare nelle case di 60 milioni di italiani. Le condizioni per non morire di burocrazia ci sono tutte. Spetta in primo luogo a tutto noi – amministratori, dipendenti pubblici e cittadini – crederci e fare in modo di rendere possibile uno Stato più snello e dinamico.

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