Non facciamo i vecchi tifosi, ma guardiamo alle sfide del futuro

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20061014 - BOLOGNA - POL:PRODI, PD E ULIVO STESSO SIGNIFICATO POLITICO.LE DUE COSE NON SONO INCOMPATIBILI.Il presidente del consiglio, Romano Prodi,legge un quotidiano mentre fa colazione con la moglie Flavia in un bar nei pressi della loro abitazione oggi a Bologna.GIORGIO BENVENUTI-ANSA

Per le sfide sulla linea politica e sulla leadership, esistono i congressi. Nei prossimi mesi, dobbiamo impegnarci a elaborare le nostre risposte a temi complessi come l’immigrazione

Una sinistra moderna come quella che il Pd vuole rappresentare deve necessariamente unire alla capacità di amministrare la cosa pubblica con efficienza ed equità, lo slancio ideale di chi ha l’ambizione di costruire una società più giusta di quella attuale. Questo slancio oggi più che mai non può non misurarsi con le grandi sfide internazionali che ogni giorno si combattono sotto i nostri occhi.

Con una destra nazional-populista e xenofoba che minacciosa si impone in gran parte d’Europa invocando la costruzione di muri e il respingimento di popolazioni in fuga dalla guerra, sarebbe bello che la sinistra si rendesse conto che il suo primo obiettivo dovrebbe essere arrestare questa marea nera che rischia di distruggere il sogno degli Stati Uniti d’Europa e con esso, temo, la pace e la convivenza tra i popoli che hanno caratterizzato gli ultimi settant’anni del nostro continente.

Una sinistra che non avverta l’avanzata di questi pericolosi populismi, non solo in Europa ma anche nel nostro Paese, non ha consapevolezza del rischio che corre e quindi non è capace di adottare contromisure efficaci.

Il professor Zanatta nel suo libro Il populismo ci spiega con chiarezza come l’esito dello scontro tra populismo e democrazia si risolva inevitabilmente o con l’evoluzione del sistema politico mediante la propria auto-riforma o con una pericolosa resa incondizionata alle istanze pre-politiche proprie del populismo stesso. L’unica risposta possibile di fronte a quei movimenti, che facendo della paura il proprio alimento, mirano a produrre una “istintiva” chiusura egoistica di fronte alle migrazioni è un adattamento positivo della politica, che dimostri che gli organismi rappresentativi che si cercano di screditare non sono affatto corrotti e inutili come li si dipingono. La sfida della sinistra non può non essere quella di produrre risposte dalla propria visuale, prima ancora che politica, culturale, alle paure e ai disagi da cui nascono le rivendicazioni tipiche anche dei populismi nostrani, ma perché sia possibile elaborare tali risposte non possiamo prescindere da una politica che non abbia paura di prendere decisioni, che abbia la forza di trasformare con celerità il suo slancio ideale in atti concreti che medino le esigenze della realtà con le considerazioni di principio.

Oggi la sfida tra la sinistra e la destra si misura innanzi tutto sulle risposte che siamo in grado di dare su temi fondanti come quello dell’immigrazione, sfide che non abbiano questa portata, ancora più se ristrette entro le anguste mura degli organismi di partito, rischiano di risultare agli occhi dei cittadini soltanto battaglie per la leadership spesso mal celate dietro uno sterile richiamo identitario all’essere “più di sinistra”.

Da uomo di sinistra, militante nel Pd, mi piacerebbe che nei prossimi mesi, nel campo del centrosinistra la discussione si articolasse, magari da posizioni diverse, intorno alle grandi questioni europee e nazionali, mentre credo, e lo dico con il massimo rispetto per quella storia, che non possa interessare a nessun altro che a dei vecchi tifosi, chi ha creato l’Ulivo, chi lo ha distrutto, piuttosto che chi può permettersi di dire questo o quello.

Un partito maturo e consapevole dell’importanza del proprio ruolo sa bene che per le legittime e spesso stimolanti sfide di leadership e di linea politica ci sono momenti deputati che si chiamano congressi. In quelle sedi ci si confronta, all’occorrenza ci si scontra ed alla fini inevitabilmente si verifica chi ha i numeri per guidare il partito ed imprimergli legittimamente la propria impronta e a chi tocca il ruolo di minoranza.

Nell’attesa di quel momento, sperando che nessuno lo intenda come un redde rationem, non si può che fare proprio il richiamo dell’ex segretario Walter Veltroni, compagni ed amici “non sciupiamo il Pd”.

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