Non è vero che ai giovani non interessa la politica

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4 settembre - Giovani democratici - Gd

Anche i Giovani democratici devono tornare a confrontarsi più sui temi e meno sulle persone

Quando vi dicono che i giovani non sono interessati alla politica non ci credete: è solo un modo per mascherare sconfitte elettorali nella fascia 18-30, solo un modo per convincervi a restare in casa quando viene la sera direbbe il Principe De Gregori. Credo io che sia invece più vero il contrario: è la politica che non si interessa più dei giovani, li tratta come minoranze etniche, con assessorati dedicati e spesso appioppati al giovane di turno, ma di includerli nel processo democratico partecipativo voglia zero e zero riporto.

L’altro ieri era un sabato di luglio di una bella città di mare, Pescara, e una trentina di giovani, ragazzi fra i 14 e i 20 anni, si riunivano in una sala caldissima e senza aria condizionata, invece di andare al mare a rinfrescarsi e bere qualcosa, per celebrare il I congresso del Collettivo Studentesco Pescara. C’ero anch’io, insieme ad altri ragazzi dei GD Pescara, invitato a questo congresso metà per vicinanza di visione politica col CSP, metà per la grandissima amicizia che mi lega al coordinatore eletto, Saverio, per me un fratellino minore, e sono anche intervenuto; ma non è di questo che voglio parlarvi, non di quello che ho detto ma di quello che ho ascoltato.
Noi Giovani Democratici veniamo da una stagione congressuale che non è stata bella, diciamocelo francamente, abbiamo parlato su tutti i livelli tanto di persone e poco di temi e politiche; due giorni fa invece alle persone sono stati dedicati trenta secondi alla fine, quelli formali delle votazioni dell’esecutivo entrante – a proposito, in bocca al lupo a Saverio, Alessandro e Alex -,  mentre alla politica, ai temi e alle proposte tutta la giornata dalla mattina alle sei del pomeriggio, con decine di interventi di iscritti ed invitati, costruiti sull’analisi della fase e del documento congressuale strutturato per tesi dettagliate e di larghissimo respiro sulla città e sulla regione. Si sono posti l’obiettivo di creare “una città e una regione a misura di studente” e hanno declinato questo paradigma sulla realtà viva del nostro territorio, su diritto allo studio, ambiente, trasporti, tematiche di genere ed LGBT e sulla democrazia.
Da questi ragazzi credo che noi Giovani Democratici (e tutta la politica dei partiti in generale, destra, sinistra e grillini) dobbiamo imparare in silenzio come si fanno i congressi, o addirittura che cosa essi sono, perché uscire dall’ottica di idee che sono delle rese dei conti personali su chi, parafrasando Bossi, ce l’ha più duro ed entrare in quella che invece li vede come un momento di valutazione, analisi, sintesi e programmazione di temi e azioni è la condizione necessaria per salvare la politica dagli scogli di un’indifferenza che non viene astrattamente dai “tempi che corrono”, ma che è una conseguenza storica delle azioni della politica dei partiti, che invece deve tornare a misurarsi al fianco, in difesa e a valorizzazione di quella associativa, sindacale, del civismo e dei movimenti studenteschi.
Con questi ragazzi, al loro fianco, io e tanti altri ragazzi con me vorremmo creare un soggetto storico, citando Marx, capace di interpretare politicamente le esigenze e le preoccupazioni dei giovani per poter davvero cambiare Pescara in meglio e dalla parte giusta, perché come recita il loro slogan “Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti”.
Al lavoro, alla lotta, all’organizzazione!!!
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