Non è questa la nostra Unione

Europa
STRASBURGO - FRANCIA - 21/07/2004 - PALAZZO DEL PARLAMENTO EUROPEO CON BANDIERE - FOTO MARMORINO/NEWPRESS

C’è contrapposizione fra chi vuole riaffermare il primato della politica e chi vorrebbe imprigionare l’Europa in un’anonima gabbia tecnocratica

Ha fatto bene il Presidente del Consiglio, di fronte al monito lasciato filtrare a Bruxelles da “fonti anonime” e riferite all’annunciato taglio delle tasse sugli immobili, a ribadire che è l’Italia a decidere quando, cosa e dove tagliare. Il punto di fondo non è uno 0,1 o uno 0,1% in meno. Né l’interpretazione letterale o evolutiva di un comma o di un altro del patto di stabilità. Il punto è il ruolo della politica nella costruzione europea e nelle scelte decisive.

Nella costruzione europea: troppo spesso negli ultimi anni si è cercato di ridurre l’Europa ad un “manualetto delle regole” da seguire sempre e comunque. Sbagliato. Le decisioni comuni vanno rispettate. Ma non bisogna dimenticare che l’Unione è innanzitutto un processo politico attraverso cui gli Stati membri cercano di ricomporre i loro interessi e di definire un interesse comune più ampio. Come tale non può essere ridotta ad un insieme di regole valide una volta per tutte. Se lo facesse, l’Europa si ridurrebbe ad una specie di liturgia fine a sé stessa. E non sarebbe in grado di rispondere, come deve, alle sfide sempre nuove che si trova di fronte. Nelle scelte decisive.

L’Italia da sempre sostiene che la Commissione debba svolgere un ruolo politico e non puramente ed esclusivamente contabile.Nei passaggi decisivi negli ultimi anni, l’Esecutivo comunitario aveva smarrito il senso della sua missione, riducendosi ad un mero ruolo burocraticocontabile. Forse questo piaceva a chi vorrebbe dettare ai popoli europei regole in forma anonima ma questa non è l’Europa che vogliamo e che abbiamo sognato.Ecco perché sosteniamo il Presidente Juncker quando rivendica con forza il ruolo politico fondamentale della Commissione.

Per noi ‘Commissione Politica’ non è una parolaccia ma è l’unico modo per trovare indispensabili punti di mediazione e costruire l’Unione politica. Insomma, non c’è una contrapposizione fra i “burocrati di Bruxelles” e i “politici nazionali”. C’è una contrapposizione, soprattutto a Bruxelles, fra chi vuole riaffermare il primato della politica e chi vorrebbe imprigionare l’Europa in un’anonima gabbia tecnocratica.

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