Non è più il 2007: il Family Day non fermerà il voto sulle unioni civili

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Il Parlamento non può più ignorare una richiesta che negli anni è stata rafforzata da sentenze e sollecitazioni da parte di Strasburgo, Corte Costituzionale e mondo moderno. Anche i “malpancisti” voteranno

Nessuna piazza può fermare l’approvazione delle unioni civili in Italia. Non è solo un mantra che ogni attivista lgbt ripete a sé stesso svegliandosi al mattino, è un dato oggettivo della realtà: il Parlamento non può più ignorare una richiesta che negli anni è stata rafforzata e legittimata da sentenze, sollecitazioni e raccomandazioni da parte di Strasburgo, Corte Costituzionale e mondo moderno.

Per le settimane a venire il Senato discuterà solo ed esclusivamente di unioni civili, così come stabilito dal calendario dell’aula. Si inizia oggi e si termina presumibilmente giovedì 11 febbraio: per la prima volta nella storia della nostra Repubblica un disegno di legge sulle unioni civili arriva in aula. E non uno qualsiasi: il ddl Cirinnà ha fatto discutere proprio perché non è una semplice legge sulle coppie di fatto (categoria inclusa nel capo secondo del ddl che tratta la disciplina delle convivenze). E’ molto di più. E’ una legge che permetterebbe alle coppie omosessuali di avere gli stessi diritti sociali delle coppie eterosessuali sposate. Un grande passo in avanti rispetto ai Dico, mai giunti in aula e mai approvati.

Proprio per questo il mondo cattolico più integralista, riunendosi sabato al Family Day, cercherà di farsi sentire nel (vano) tentativo di riuscire a bloccare per l’ennesima volta i diritti civili nel nostro Paese. Ma purtroppo per loro, non è più il 2007. Il mondo cattolico non è neanche del tutto allineato al loro pensiero, basti pensare che molti dei senatori del Partito democratico che difendono e si battono per l’approvazione di questo provvedimento provengono proprio dal mondo cattolico. E non lo nascondono. Uno di questi è ad esempio il senatore Giuseppe Lumia, firmatario di alcuni emendamenti migliorativi al disegno di legge e tra i primi ad aver sottolineato quanto sia importante mantenere la stepchild adoption, offrendo un secco no a chi spingeva per l’affido rinforzato. Questi ultimi ad esempio, circa 20 senatori, avrebbero preferito un impianto diverso dell’articolo 5. Ma l’emendamento da loro presentato, così come tanti altri avrà vita difficile. Non esiste infatti una maggioranza che possa approvare emendamenti simili, per una semplicissima ragione: Ncd non è a favore neanche della soluzione proposta dall’affido e la maggioranza del Partito democratico è compatto nel difendere la stepchild adoption prevista nel ddl 2081.

Ma in cosa consiste esattamente questo articolo? Molto semplice: è possibile, dopo il vaglio del Tribunale dei minori e dopo gli accertamenti previsti dall’articolo 57 della legge sull’adozione, consentire l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio naturale del partner. E’ una cosa che dal 1983 già avviene nelle coppie di eterosessuali e si applicherebbe anche agli uniti civilmente, ad esclusiva tutela del minore. Nulla a che vedere con la gestazione per altri, che in Italia resta vietata.

Questa norma finalmente va a riconoscere dei diritti a quei bambini che oggi per la legge risultano avere un solo genitore, ma che in realtà sono cresciuti e amati da due papà o due mamme. Gli emendamenti migliorativi a questo articolo saranno discussi ma difficilmente approvati per lo stesso motivo per cui l’affido rinforzato non può passare: difficilmente gli emendamenti avranno una maggioranza. Questo perché il M5S e Sel (che rappresentano gli unici alleati del Pd per approvare la legge) hanno chiuso a ogni cambiamento drastico della norma e Ncd e Forza Italia non voterebbero mai alcun emendamento che riconosca una genitorialità alle coppie omosessuali, quindi l’articolo è destinato a restare con questo impianto o a cambiare con la semplice spiegazione di ciò che la norma prevede. 

Anche i senatori così detti “malpancisti” voteranno la legge con la stepchild adoption: la votazione avvenuta martedì nell’assemblea dei senatori Pd a Palazzo Madama ha stabilito che ciascun senatore voterà la legge sulle unioni civili, indipendentemente dal contenuto che giungerà al vaglio finale. Quindi anche i senatori malpancisti voteranno la legge con stepchild. D’altronde il dialogo con questi senatori va avanti da mesi: sabato subito dopo la manifestazione a Milano a favore delle unioni civili, si è tenuto un incontro organizzato dal gruppo di militanti lgbt del Partito democratico Diritti Democratici dal titolo Figli e Figli in cui gli attivisti e i presenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con il senatore Roberto Cociancich, uno dei senatori considerato “malpancista”. L’esito del confronto è stato positivo. Ciò dimostra che, non solo il Partito democratico si approccia in maniera progressista a questa battaglia di civiltà, ma che con il dialogo e il confronto si può giungere a un risultato che dia tutele senza scontri di ideologie.

Come detto dal presidente del Consiglio Renzi, ciò che conta è il bene del bambino. E ogni senatore del Partito democratico sa bene che il bene del bambino non può certo essere quello di essere lasciato senza tutele e diritti. Tutele e diritti che nessuna piazza può impedire, neanche quella del Family Day.

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