Non è il 25 aprile a dividere

Resistenza
Bandiere tricolore dell'ANPI sventolano dal sacrario dei caduti per la liberazione dal ponte Monumentale in via XX settembre, 25 aprile a Genova.
ANSA/LUCA ZENNARO

Da festa di tutti a palcoscenico per chi voleva dividere, strumentalizzando la Resistenza

Da quando avevo quattordici anni ho sempre considerato il 25 Aprile il giorno più importante e quella della Liberazione la festa più bella. Una giornata che cominciava sempre con la partecipazione al corteo dell’Anpi. Bello, colorato, orgoglioso. Con i più giovani che sfilavano al fianco dei partigiani. E con una città che si univa intorno ai valori della Resistenza e all’orgoglio per la sua storia antifascista. Purtroppo da qualche anno le cose sono cambiate. In quel corteo sono aumentate le tensioni, le provocazioni, gli insulti e poco a poco ne è cambiato lo spirito. Da festa di tutti a palcoscenico per chi voleva dividere, strumentalizzando la Resistenza.

Gli organizzatori non hanno saputo o voluto fare argine e preservare lo spirito di quella giornata. Avrebbero potuto farlo esattamente come è avvenuto nel resto d’Italia dove alle provocazioni si è risposto con durezza.

A Roma no, e la scelta della comunità ebraica di non partecipare al corteo è il segno doloroso e drammatico della lacerazione che non si è voluto evitare. Chiunque conosca la storia della nostra città comprende quanto questa dolorosa scelta sia dimostrazione inconfutabile del cambio di pelle del corteo. Il Pd di Roma ha per questo scelto di non andare, ormai da qualche anno. Perché quel corteo è elemento di divisione quando dovrebbe unire, come è sempre stato.

Non è il 25 Aprile a dividere. Non sono i valori dell’antifascismo. È la scelta di chi ha voluto cambiare la natura di quel corteo, scelta che ha ragioni che nulla hanno a che fare con il 25 Aprile. Non volevo tornare su questa vicenda perché non mi va di alimentare polemiche su un giorno sacro. Purtroppo ieri dopo il nostro annuncio sono arrivate puntuali le sciocchezze dei soliti professionisti della cretinata.

Il Pd non va per rappresaglia alla scelta referendaria dell’Anpi, hanno detto. Peccato che sono anni che a Roma non andiamo per le stesse dolorose ragioni. E che peraltro partecipiamo ai cortei organizzati dall’Anpi nel resto d’Italia. Mi dispiace che a fare polemica sia anche chi fino a ieri ha condiviso queste scelte e ora – solo per aver cambiato partito- le contesta indignato. Ma tant’è. Noi celebreremo comunque il 25 aprile, come sempre. Onorando la lotta di Liberazione nei tanti luoghi della resistenza romana. E continuiamo a sperare che chi ha l’onore e l’onere di rappresentare la storia dei partigiani a Roma si impegni seriamente per ricucire queste lacerazioni.

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