Non chiamatela “questione meridionale”

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Ai membri della Direzione PD riuniti per dare risposta agli allarmanti dati Svimez sulla disoccupazione chiedo di avere il coraggio di lasciare la ‘questione meridionale’ ai sofismi del Novecento e di non inseguire i toni da propaganda

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Guardate questa cartina. Guardatela bene. È l’Italia. O meglio. E’ l’Italia secondo Trenitalia, assecondata dall’ignavia di oltre 60 governi nazionali che si sono succeduti in XVII legislature. Un Paese dove 200 km non sono la stessa cosa se si vive nel Nord (1h 30 min in media in AV, con un minimo di 1h di percorrenza nella tratta Milano-Bologna), nel Centro-Italia (2h di media in AV, con un picco di 1h 10min nella tratta Roma-Napoli), nel Sud e nelle Isole (3-4h di media dove coperto da AV, con un picco di 2h 26min nella tratta Foggia-Lecce). Dove 500 km puoi farli in meno di tre ore (Milano-Roma) o in non meno di cinque (Roma-Reggio Calabria). Se poi si vive in Basilicata ci si ritrova dentro un paradosso: una delle Regioni più piccole d’Italia (secondo la cartina tradizionale), ma una delle più grandi (secondo la cartina reale delle distanze di percorrenza).

Certo. Non è la stessa cosa percorrere la medesima distanza in pianura o tra le montagne. Ma nessuna diversità orografica può giustificare (nel 2015!) una tale disparità di trattamento. Per questo, se la guardate meglio questa cartina vi parla di una parola chiave per lo sviluppo dell’Italia: uguaglianza. Quella che troppo spesso (appare e) scompare dal linguaggio della politica. Quella che ancora manca in questo Paese per essere davvero unito ed unitario. Per questo non sopporto l’ipocrisia del vento revanscista che soffia sulla ‘questione meridionale’.

Il più comodo alibi, lautamente offerto dagli intellettuali del Sud ai governanti, per fornire una pausa di riflessione, senza voler mai affrontare il problema. Un continuo schiaffo morale a chi rimane al Sud per lavorare onestamente, senza lamentarsi, pur tra tante difficoltà in più. Ma soprattutto la più facile sentenza auto-assolutoria per il resto del Paese.

Ai membri della Direzione nazionale del PD riuniti per dare risposta agli allarmanti dati Svimez sulla disoccupazione chiedo di avere il coraggio di lasciare la ‘questione meridionale’ ai sofismi del Novecento e di non inseguire i toni da propaganda elettorale con l’immancabile elenco di promesse mancate su cui è stata fondata la Seconda Repubblica. Non esiste una questione meridionale. Esiste semmai una ‘questione Italia’. Un Paese dove la lotta contro la diseguaglianza passa tanto dalla legalità quanto dalla cultura, tanto dalle infrastrutture digitali (rete a banda-ultra larga) quanto da quelle tradizionali (rete dei trasporti).

Perché l’alta velocità è tale se vale per tutti. Altrimenti serve solo a spaccare l’Italia in un Paese a due (o più) velocità.

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