Non c’è nessuna invasione. Noi salviamo vite, ma ora tocca all’Europa

Immigrazione
Some of 108 migrants disembark at Lampesusa's harbour by a ship called Aquarius of humanitarian group SOS Mediterranee, 18 April 2016. Six bodies were recovered and 108 migrants were rescued from a semi-submerged rubber dinghy as boat arrivals accelerate amid calm seas. A private rescue ship called Aquarius run by humanitarian group SOS Mediterranee found the bodies on the rubber dingy yesterday.  ANSA/ELIO DESIDERIO

I numeri degli arrivi sono simili a quelli degli ultimi due anni. L’Ue sembra intenzionata a scommettere sul nostro Migration Compact, ma faccia in fretta

Chi mi segue sa che quello che penso dell’immigrazione: si tratta di un fenomeno che durerà anni e che necessita di un’azione in Africa. Da farsi come Unione europea, come abbiamo proposto. Finché non li aiuteremo per bene a casa loro, continueremo a cercare di tamponare, ma un tampone non è mai la soluzione.

Finalmente qualcosa si muove e l’Unione europea pare intenzionata a scommettere davvero sul Migration Compact proposto dall’Italia. Ma nel frattempo siamo orgogliosi di quelle italiane e quegli italiani che ogni giorno – rischiando la propria – salvano centinaia di vite umane. Come fa il dottor Pietro Bartolo a Lampedusa, la cui storia ho ricordato al tavolo del G7 come esempio. Come fanno donne e uomini della Marina Militare, della Guardia Costiera, delle forze dell’ordine.

Quello che un po’ stride, e talvolta mi sembra meschino, è l’atteggiamento di chi grida e urla, in questi casi. Di chi usa sui media, e non solo, parole come: sistema al collasso, emergenza, invasione. Stiamo parlando di numeri che sono più o meno – a seconda delle settimane – gli stessi degli ultimi due anni. Un decimo di quelli che ha preso la Germania lo scorso anno. Sono numeri che nella percezione mediatica sembrano molto più grandi. Ma sono numeri in media con il passato e non superiori ad altri paesi. Il punto è che non sono solo numeri. Ma sono bambini che muoiono nelle stive. Mamme che accettano di rischiare la vita e farla rischiare ai propri figli, tale e tanta è la loro disperazione. Non sono solo numeri.

Dunque, io dico: aiutiamoli a casa loro davvero, con la cooperazione internazionale e un diverso modello di aiuti allo sviluppo. Nel frattempo salviamo quante più vite umane possibili, sapendo che non c’è nessuna invasione: i numeri sono sempre gli stessi, più o meno. C’è una grande crisi umanitaria nel Mediterraneo e non solo nel Mediterraneo: noi proponiamo di affrontarla con determinazione e vision e a medio termine, non inseguendo le paure o i voti. Il nostro modello di gestione dell’emergenza – a differenza di altri Paesi – non ha situazioni di disagio come i campi di Idomeni o di Calais. L’Italia c’è, con i suoi valori e con la sua forza. Aspettando che anche il resto di Europa si renda conto fino in fondo dell’importanza politica e umana di questa sfida.

 

Il testo è tratto dall’eNews di oggi. Qui è possibile leggere l’integrale

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