Non cantiamo vittoria

Legalità
Il sindaco di Quarto (Napoli), Rosa Capuozzo piange in Consiglio comunale, in una seduta che ha vissuto momenti di tensione: ''la lotta alla camorra è di tutti e tutti dobbiamo combatterla. Se invece si lotta per altre questioni è strumentalizzazione, Questo deve essere chiaro ai cittadini di Quarto'', ha detto. 8 gennaio 2016.     ANSA /CIRO FUSCO

Rosa Capuozzo si dimette e con lei scompare anche l’illusione di poter combattere la mafia con la sola declamazione di princìpi che dovrebbero fare da scudo

Rosa Capuozzo ha lasciato ma nulla, a Quarto, potrà essere come prima. Prima, cioè, del 2011, della retata contro i colletti bianchi del clan Polverino, del commissariamento antimafia, del voto di primavera viziato dall’esclusione delle liste favorite. E prima dell’ingresso in campo, neppure un anno fa, della cosiddetta “democrazia partecipata” e della selezione dei candidati attraverso la piattaforma virtuale del meetup. Rosa Capuozzo ha buttato alle ortiche la fascia tricolore e la sua breve, e travagliatissima, esperienza di prima cittadina a cinque stelle in terra flegrea. Ma con essa anche l’illusione di poter combattere la mafia che si fa politica con la sola declamazione di princìpi che dovrebbero fare da scudo, non si comprende perché, alle infiltrazioni e alle contaminazioni. Ha mostrato anche, la sindaca quartese, tutti i limiti della gestione casalinga delle pur prevedibili crisi amministrative; e dell’autorefenzialità elevata a sistema. Lo ha fatto nel corso dei lunghi interrogatori in Procura e durante l’audizione in Commissione Antimafia, dove è apparsa reticente su alcuni punti chiave e ingenuamente allusiva su altri.

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