Noi giovani contaminiamo il Pd. Ma il Pd vuole farsi contaminare?

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Spesso dal partito abbiamo ricevuto solo schiaffi. La giovanile serve a far crescere una nuova generazione come collettivo

Dovremmo discutere di come strutturare al meglio i Giovani democratici, su come creare un soggetto politico capace di essere avanguardia, traduttore di esigenze generazionali che spesso la politica e i partiti dimenticano. Per l’ennesima volta, invece, ci arrovelliamo ancora attorno al dilemma “giovanile sì, giovanile no”.

Davvero vogliamo immaginare di chiudere un’organizzazione che oggi, nonostante le difficoltà, è il megafono in mano ai giovani per permettere di urlare al mondo la loro esistenza? Veramente vogliamo immaginare di chiudere quel contenitore che raccoglie le idee, le proposte, la visione del mondo dei giovani innamorati della Politica (con la “P” maiuscola)?

Non vogliamo essere etichettati come “giovani del Pd”. Vogliamo essere quelli che sognano di cambiare il mondo e combattono ogni giorno per farlo. E lo fanno nei territori, dialogando con i cittadini e confrontandosi con una realtà dura ma che non li spaventa. E lo vogliono fare con una propria identità. Un’identità che è fusa con quella del Partito democratico ma anche dotata di propria autonomia e indipendenza. Vogliamo essere “l’ariete che abbatte le porte dell’indifferenza”.

È proprio questo il punto: avere un’idea di organizzazione giovanile. Noi ne abbiamo una che è differente da quella raccontata molto spesso dai media. Crediamo che i Giovani democratici siano una ricchezza e non un recinto dentro cui giocare a far politica. Una ricchezza rappresentata dalle energie e dall’entusiasmo di una generazione che dietro ad una bandiera, dietro ad un simbolo e a dei colori, riversa il proprio lavoro per il territorio, per le giovani generazioni e per il Partito democratico, quello stesso Pd che ci viene invitato a contaminare. A questo invito noi rispondiamo: “mai pensato di non farlo”.

I Gd, dove sono presenti, hanno sempre contaminato il partito. Il problema sorge quando è il partito a contaminare i Giovani democratici e, forse, l’inserimento di logiche che poco hanno a che fare con la nostra organizzazione ha creato qualche problema in giro per l’Italia.

Una domanda sorge spontanea: il partito vuole farsi contaminare? Vi possiamo assicurare che non è sempre così. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle, vedendoci anche sbattuta la porta in faccia quando abbiamo chiesto di candidarci all’interno delle liste del Pd in qualche competizione elettorale. Uno schiaffo a tutti coloro che tengono aperti i circoli, che organizzano i banchetti nelle piazze, che animano le campagne elettorali. Insomma, un oltraggio a tutti i militanti. Perché questo siamo: siamo militanti. Militanti del Partito democratico e dei Giovani democratici.

La giovanile è sia uno strumento che un luogo in cui incontrarsi. Uno strumento al servizio delle giovani generazioni, per fare squadra, per condividere battaglie e propositi, lanciandoli nel dibattito interno del Pd. Ma i Gd sono anche un luogo in cui crescere, in cui formarsi e creare una propria idea di impegno politico. C’è necessità di una discontinuità generazionale e politica. Solo una giovanile capace di essere catalizzatrice di nuove pulsioni, può realmente essere funzionale alla crescita collettiva di una generazione e alla crescita politica di un partito.

Crediamo, quindi, che i Gd siano importanti per il Partito democratico, perché non è assolutamente possibile immaginare un grande partito senza un’organizzazione giovanile. Lo insegna la storia del nostro Paese, lo insegnano i grandi partiti nel mondo.
I Giovani democratici ci sono e ci saranno sempre, dimostrando con impegno e capacità di essere una vera ricchezza e non ramo secco da tagliare.

Articolo firmato da Francesco Di Noia, Davide Montanaro, Andrea Ciardo, Carlo Matichecchia, Luca Grieco, Antonio Suma, Mirko Malcangi

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