Noi con la scienza, loro con le paure

Comunicazione
trust scientists

Le narrazioni politiche dei due principali partiti di opposizione giocano irresponsabilmente su paura, superstizione e pensiero irrazionale. Da sinceri democratici dobbiamo porci il tema di smontare questa narrazione, dimostrare che è falsa, partendo dai numeri, dalle cose, dai fatti, dalle storie.

Noi con la scienza, loro con le paure. L’altro giorno ho letto su un quotidiano locale una lettera di un padre che rivendicava il diritto di non vaccinare il proprio figlio e allo stesso tempo accusava i migranti della recrudescenza di alcune malattie (non si sa quali) dal momento che molti di loro non sarebbero vaccinati. Al di là della fallacia logica di questa lettera, quello che è interessante è la correlazione tra il NO ai vaccini e il NO ai migranti. E certo non è una correlazione casuale. Perché la linea che unisce i due NO si può sintetizzare con una parola: paura.

Alcune volte questa linea rifiuta la sperimentazione animale, oppure vaneggia di una improbabile teoria gender, oppure non riconosce le pari opportunità, oppure offende la prevenzione nella lotta al cancro, oppure vede complotti in qualsiasi evento politico, oppure parla di scie chimiche e dei cerchi nel grano, oppure trasforma i Rom nel nemico pubblico numero 1, oppure disprezza le istituzioni democratiche e sovranazionali a favore di un indistinto gentismo sovranista, anti-euro e antieuropeista.

È una linea dogmatica, superstiziosa, quasi un pensiero magico, antistorico, irrazionale, cupo, apocalittico, e quindi totalmente infondato, ma non per questo meno radicato nel nostro Paese. Storicamente paura superstizione e pensiero irrazionale dilagano nelle fasi di crisi economica e di insicurezza sociale. Pensiamo al successo che hanno le bufale sulla rete. Non importa se sono inverosimili. Ci sono decine di siti online e pagine FB che ogni giorno producono notizie false, soffiano sul fuoco dell’intolleranza, propagano odio nei confronti della politica in nome di un non ben definito popolo della rete.

Le narrazioni politiche dei due principali partiti di opposizione giocano irresponsabilmente su questi temi, e funzionano proprio in quei settori della società che non percepiscono ancora l’uscita del Paese dalla crisi. Il leader felpato, che adesso è passato alle magliette vista la calura estiva, ogni giorno la spara più forte, più greve, più pesante, proprio per determinare nel bene e nel male l’agenda comunicativa in Tv o sulla rete.

Era lo stesso meccanismo utilizzato da Grillo nelle campagne elettorali del 2013 e del 2014. Il giochino funziona anche perché la reazione di indignazione (uguale e contraria) non fa altro che montare la panna comunicativa, l’hype come direbbero quelli bravi. Questa narrazione non dà risposte, non ha soluzioni, né potrebbe averne. È una comunicazione negativa che si invera nell’accusa di qualcosa contro qualcuno, che sia il Governo, l’Europa, l’euro, le banche. Come nei due minuti d’odio descritti da Orwell, è quasi un rito collettivo, fine a se stesso.

Da sinceri democratici dobbiamo porci il tema di smontare questa narrazione, partendo dal presupposto che non basta parlarne male. Dobbiamo invece essere in grado di dimostrare che è falsa, partendo dai numeri, dalle cose, dai fatti, dalle storie. Impostando un approccio razionale, le bufale evaporano di fronte alla realtà oggettiva, verificabile e condivisibile. Davvero è così difficile dimostrare quanto sia poco credibile un politico che spara numeri a caso, o che con naturalezza dice: ‘facciamo come in Grecia, ritiriamo anche noi i soldi dalle banche’?

La semplice domanda ‘come?’ (cui nel 99% dei casi non c’è una risposta) disvela la pochezza delle menate propagandistiche, degli slogan e delle frasi ad effetto. Scriveva Lucrezio nel de rerum natura: ‘questo terrore dell’animo, dunque, e queste tenebre occorre che siano dissipate non dai raggi del sole o dai dardi del giorno, ma dalla visione e dalla scienza della natura’. Lucrezio usa la parola ratio da cui deriva il termine italiano ragione. Ragione, natura delle cose, scienza: in due versi c’è la chiave.

È come se fossimo di fronte ad un nuovo bipolarismo che oppone la scienza alla superstizione, la ragione alla paura. Ed è una questione politica primaria, non solo perché dobbiamo sconfiggere forze politiche immature e irresponsabili, ma perché una società attraversata da spinte irrazionali e antiscientifiche è una società meno giusta e meno sicura.

Qualche mese fa, i democratici americani hanno prodotto uno slogan bellissimo: ‘I trust in scientists, I’m democrat’. Ho fiducia negli scienziati, sono democratico. Dovremmo farlo nostro, e pure rapidamente.

Vedi anche

Altri articoli